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Arresto del giovane Patrick Zaki: il Governo non permetta un nuovo caso Regeni

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

10/02/2020
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Roma, 10 febbraio - L’attivista Patrik Zaki, iscritto all'Ateneo di Bologna, al suo rientro in Egitto, nella notte tra il 6 e 7 febbraio, viene arrestato dalle autorità egiziane ed ora si teme un nuovo caso Regeni. Chiediamo un intervento immediato del Governo per evitare il “rischio di detenzione prolungata e tortura”, come denunciato da Amnesty Italia.

Patrik George Zaki è uno studente egiziano che frequenta il master Gemma, sulle differenze di genere, dell'Università di Bologna e secondo il sito web dell’Associazione Eipr (Egyptian Initiative for Personal rights) con cui il giovane collabora attivamente "è stato picchiato, sottoposto ad elettroshock, minacciato e interrogato su diverse questioni legate al suo lavoro e al suo attivismo.”

Non possiamo che constatare che la lotta per la democrazia in Egitto ha ancora molti passi da compiere, ma sarebbe necessario che i paesi occidentali si ponessero a tutela del rispetto dei diritti individuali e collettivi.

Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, dichiara: “Allo Stato italiano chiediamo un intervento immediato perché non capiti a Patrik ciò che è successo a Giulio Regeni, sia data la possibilità materiale a ogni ricercatore, a ogni docente, a ogni studente di potere insegnare, fare ricerca e studiare in completa sicurezza, in Italia come all'estero perché proprio loro rappresentano il più concreto ed autentico strumento per il miglioramento in senso democratico della nostra società”.

Una petizione on line lanciata da Amnesty Bologna, ha già raccolto migliaia di adesioni e denuncia il fatto che le forze di sicurezza egiziane sono le stesse che nel 2016 erano coinvolte nell’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni. È un delitto che la gran parte della comunità italiana non può e non vuole dimenticare: una ragione di più per salvare Patrik Zaky.