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Te lo spiego io se non sono un lavoratore

L'ADI e la FLC CGIL lanciano un appello per un presidio presso il Ministero del Lavoro.

13/05/2015
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Nel pomeriggio di oggi, 13 maggio, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a una specifica interrogazione parlamentare che riprendeva i temi sollevati dalla petizione ADI-FLC per l'estensione della DIS-COLL ad assegnisti di ricerca e dottorandi, ha ancora una volta deciso di non decidere, riservandosi di verificare le sussistenza delle condizioni giuridiche e finanziarie idonee a includere i ricercatori precari nella platea dei beneficiari.

L’ADI e la FLC CGIL esprimono disappunto per la scelta del governo di non risolvere l’ambiguità che da tempo si è ingenerata sulla questione. Siamo soprattutto preoccupati per le valutazioni che il ministro Poletti ha portato in sede di question time, sostenendo che assegnisti di ricerca, dottorandi e ricercatori precari non possono essere considerati in tutto e per tutto lavoratori dal momento che i loro contratti sono assimilabili a borse di studio e non danno diritto all’ingresso in ruolo.

Rintracciamo in queste parole una scarsissima considerazione della dignità dei ricercatori precari e della funzione che essi svolgono in seno al sistema universitario nazionale. E’ il caso di ricordare ancora una volta che oltre un terzo del personale accademico è composto da queste figure, senza le quali gli atenei, privati da anni di risorse finanziarie e strangolati dal blocco del turn-over, non potrebbero garantire gran parte delle proprie attività di ricerca e didattica. Cosa succederebbe se questi soggetti smettessero di svolgere il loro lavoro? Il Ministro Poletti dimostra inoltre di conoscere poco le stesse fattispecie su cui ha preso la parola. La legge istitutiva degli assegni di ricerca, Legge 449/1997 in seguito modificata dalla Legge 240/2010, definisce gli assegni di ricerca come assegni "per la Collaborazione ad attività di ricerca". Così come è il caso di ricordare che la nota MIUR del 12 marzo 1998 che ha precisato le caratteristiche di tali figure ne ha delineato contorni identici a quelli dei co.co.co. Ci sentiamo inoltre di rivolgere al ministro queste domande: se assegnisti di ricerca e dottorandi non sono lavoratori, per quale motivo sono tenuti a versare oltre il 30% del loro reddito alla Gestione Separata INPS per contributi sociali e previdenziali?

Per quale motivo l'assegno di ricerca non consente di ottenere l’indennità di disoccupazione, ma dà motivo all'INPS di revocarla? È Il caso di ricordare, infatti, che un percettore di indennità di disoccupazione che inizi una collaborazione con assegno di ricerca si vede correttamente revocata l'indennità stessa. Per questi motivi, gravemente insoddisfatti dell’impostazione che il governo dà all’intera questione ma consapevoli della riserva di decidere espressa oggi dal ministro Poletti, la FLC CGIL e l’ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani - rilanciano l’impegno di questi mesi con un presidio, tra dieci giorni, presso il Ministero del Lavoro. Rivolgiamo un appello ad assegnisti e dottorandi, a alle associazioni, organizzazioni e gruppi informali della comunità accademica nazionale e a tutti coloro che hanno a cuore il destino dei giovani ricercatori e dell'università italiana, affinché si mobilitino in difesa del diritto del Paese a un sistema di welfare non discriminatorio. Durante il presidio la FLC CGIL e l’ADI presenteranno al ministro Poletti la petizione online #perchénoino, che in pochi giorni ha già raccolto 5000 firme.

Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare.
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ASCANI, GNECCHI, ARLOTTI, LATTUCA, QUARTAPELLE PROCOPIO, ALBANELLA, BARUFFI, BOCCUZZI, CASELLATO, DELL'ARINGA, DI SALVO, CINZIA MARIA FONTANA, GIACOBBE, GREGORI, GRIBAUDO, INCERTI, MAESTRI, MARTELLI, MICCOLI, PARIS, GIORGIO PICCOLO, ROTTA, SIMONI, TINAGLI, ZAPPULLA, MARTELLA, BINI, BONOMO, ZARDINI, GHIZZONI e COMINELLI.

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Per sapere - premesso che:
- il riordino degli ammortizzatori sociali disposto con il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, recante «Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 204, n. 183», introduce in via sperimentale per il 2015 la DIS-COLL, l'indennità di disoccupazione rivolta a collaboratori coordinati e continuativi e a progetto volta ad allargare il sostegno al reddito a categorie di soggetti finora esclusi;
- il testo del decreto legislativo nomina esplicitamente tra i beneficiari soltanto i titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto, appena due delle numerose tipologie contrattuali parasubordinate sottoposte al medesimo regime contributivo e iscritte alla gestione separata Inps;
- tra tali tipologie figurano i precari delle università e degli enti di ricerca: assegnisti di ricerca, dottorandi e borsisti sottoposti, nel 2015, ad un'aliquota previdenziale pari al 30,72 per cento esattamente uguale a quella di collaboratori coordinati e continuativi e a progetto. In tutto si tratta di circa 60.000 soggetti che versano alla gestione separata Inps, mediamente hanno contratti di durata breve e, come ormai da più parti rilevato, alti tassi di espulsione dall'università;
- la circolare Inps del 27 aprile 2015, che ha reso operativa la DIS-COLL, non ha chiarito la platea dei beneficiari della misura riportando la stessa dicitura presente nel decreto legislativo istitutivo con le ambiguità sopra richiamate –:
se la DIS COLL sia rivolta anche agli altri parasubordinati (non collaboratori coordinati e continuativi o a progetto) iscritti alla gestione separata Inps, in particolare agli assegnisti di ricerca, dottorandi e titolari di borse di ricerca, e quali altre eventuali iniziative il Governo intenda attivare per riconoscere il diritto al sostegno al reddito ai giovani ricercatori italiani e a tutti i parasubordinati che sottostanno a identico regime contributivo e sperimentano la discontinuità del lavoro.
(3-01495) (12 maggio 2015)