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Secondo biennio economico, modello contrattuale e provvedimenti del governo

Il ruolo della contrattazione per migliorare il lavoro e la qualità dei servizi educativi. Le proposte della FLC Cgil.

18/11/2008
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Le proposte della FLC Cgil sul rinnovo del secondo biennio economico, sul modello contrattuale e sui provvedimenti del governo. Il ruolo della contrattazione per migliorare il lavoro e la qualità dei servizi educativi.

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Il contesto

Il lavoro nei settori della conoscenza vive da anni una situazione di crescente difficoltà dovuta principalmente ad alcuni fattori che esaminiamo di seguito.

  1. L’alta percentuale di precari. Tutti gli anni nelle scuole cambiano la composizione dei collegi docenti e i lavoratori dell’unità dei servizi. Questo è un dato negativo se consideriamo che il lavoro di chi è impegnato nella formazione dei giovani è molto complesso e richiederebbe una certa permanenza del lavoratore sullo stesso posto.

  2. Tagli molto consistenti di personale e di risorse.

  3. Continue riorganizzazioni del sistema scolastico.

  4. Scarsità di risorse per i rinnovi di contratto.

La FLC nel preparare le sue rivendicazioni si è dovuta misurare con un contesto molto difficile contrassegnato dall’assenza di investimenti sul sistema. Tuttavia, grazie all’azione sindacale, è stato possibile difendere e ampliare i diritti dei lavoratori. In particolare dei precari e delle donne in maternità.
La scelta di stabilizzare quote di salario accessorio nello stipendio mensile (Rpd, Cia e indennità varie) si è rivelata lungimirante: si è determinata, infatti, una inversione di tendenza rispetto alla volontà del datore di lavoro di precarizzare sempre di più la quota di salario destinato alla produttività. Il Ccnl, quindi, si è rivelato uno strumento forte di protezione dei diritti, un elemento identitario dei lavoratori della scuola, confermando l’unitarietà del sistema pubblico di istruzione. Di questo dato dobbiamo tener conto per mettere a punto le nostre riflessioni e le nostre proposte anche guardando in prospettiva.
In una congiuntura culturale ed economica disastrosa per la scuola, la FLC sta lavorando a un progetto che, anche rilanciando il valore del lavoro, valorizzando e remunerando le professionalità, riqualifichi le istituzioni educative e formative pubbliche. Un progetto complessivo per un’offerta di qualità ai cittadini. Lo strumento di lavoro e di progettualità è la contrattazione, attraverso la quale è possibile valorizzare il patrimonio professionale già esistente e indicare la strada del rinnovamento delle prossime generazioni in una prospettiva di lavoro stabile e professionalmente gratificante.
Quelle che seguono sono alcune proposte di lavoro.

Rinnovo dei contratti. Parole e bugie

Non ci sono i presupposti di base per rinnovare i contratti: mancano le risorse, nessun intervento per ridurre il precariato e limitare i danni dell’erosione fiscale degli ultimi anni che dà ai lavoratori una percezione distorta degli aumenti realmente percepiti. Questi sono i principali motivi per cui il 30 ottobre 2008 la Cgil, a differenza di Cisl, Uil e Snals-Confsal, non ha sottoscritto l'intesa con il governo sui contratti pubblici. La proposta del governo è stata una vera e propria sfida a tutti quei lavoratori, oltre un milione, che nella stessa giornata avevano scioperato per dire no al piano della Gelmini.
L’intesa del 30 ottobre non aggiunge neanche un euro al precedente quadro sulle risorse come conferma anche l’atto di indirizzo per la trattativa del biennio economico 2008/9. Questa povertà aveva spinto tutte le organizzazioni sindacali a proclamare lo sciopero sia nel pubblico impiego che nei settori della scuola, dell'università e della ricerca.

Vediamo in concreto le risorse a disposizione:

  • 2008: un aumento mensile medio lordo di circa 7-8 euro per compensare la vacanza contrattuale;

  • 2009: un aumento di circa 70 euro lordi mensili.

In pratica, a fine biennio (31.12.2009) i lavoratori si ritrovano in tasca un aumento medio mensile del 3,2%, che tradotto in cifra fissa è di 60 euro nello stipendio mensile e 10 sulla parte accessoria.
In particolare nella scuola non ci sono nemmeno le risorse aggiuntive frutto dei risparmi. Infatti, secondo il piano della Gelmini, le economie (30%) derivanti dai tagli saranno disponibili a partire dal 2010. Quindi, la scuola subisce i danni della manovra economica del Governo (riduzione dei posti, decurtazione del salario accessorio in caso di malattia, ecc) senza avere alcun beneficio in questo biennio. Dunque, gli impegni verbali e molto generici del ministro Brunetta sull’utilizzo dei risparmi non riguardano la scuola.
È chiarissimo, la proposta di incremento retributivo che ci è stata offerta a Palazzo Chigi è del tutto inadeguata se correlata all'aumento reale del costo della vita che, a fine biennio, sarà più del doppio dell’aumento proposto (3,2%). A questa miseria non si accompagna neppure un investimento per compensare l'aumento dei carichi di lavoro effetto del taglio dei posti. L'incremento stipendiale al netto delle tasse, che il Governo non ha alcuna intenzione di ridurre, si tradurrà in circa 49-50 euro netti al mese per le qualifiche medio-alte, e poco più di 20 nel caso delle qualifiche più basse.
Che fine ha fatto l'impegno preso dalla Gelmini al suo insediamento in Parlamento di retribuire meglio i docenti della scuola! Solo pochi mesi dopo si scopre che i soldi non ci sono (per questo). Il Governo vuole destrutturate gli attuali meccanismi contrattuali, impoverire le retribuzioni, precarizzare posti e salario dei pubblici dipendenti per dare più opportunità ai gestori delle scuole private.
Non si salva neppure la dirigenza scolastica, le qualifiche alte a cui il governo dice di guardare con favore. Bene, non c'è ancora nemmeno l'atto d'indirizzo per il rinnovo del primo biennio 2006-2007.
Sui contratti scaduti da quasi 3 anni, dirigenza ed enti di ricerca, non ci si può accontentare di un generico riferimento all'apertura delle trattative contenuto nell'intesa. Tutto questo non è serio.

Le proposte della FLC per il rinnovo del Ccnl

Per ottenere un vero riconoscimento sociale ed economico del personale della scuola secondo la FLC è necessario:

  • raddoppiare le risorse da destinare al rinnovo del contratto sul secondo biennio economico 2008-2009 per tutelare il reale potere d'acquisto dei salari;

  • ridefinire la struttura retributiva (vedi art. 77 del Ccnl/07), trasferendo la retribuzione professionale docente, il compenso individuale accessorio del personale Ata e l’indennità del Dsga dal salario accessorio a quello fondamentale. Queste voci vanno comunque aumentate per innalzare il trattamento economico;

  • rafforzare il ruolo della contrattazione di secondo livello, che oggi conta su una disponibilità media pro capite di circa 1.250 euro lordi l’anno. Per dare più valore e soggettività alle diverse professionalità, permettere una progressione di carriera professionale di docenti e Dsga, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici (vedi ex art. 7), ampliare l’autonomia scolastica e il protagonismo dei lavoratori queste risorse vanno triplicate. La contrattazione di secondo livello deve essere lo strumento per dedicare una parte delle risorse al riconoscimento delle specificità professionali. Ad esempio per dotare i docenti di una card per spese di formazione, acquisto pc, ingresso musei;

  • individuare, all’interno del secondo biennio economico, risorse adeguate per lo sviluppo professionale e la carriera dei docenti (vedi art. 24 del Ccnl 29 novembre 2007);

  • superare l’handicap del precariato, dando durata triennale ai contratti individuali di lavoro del personale a tempo determinato. Questo è un elemento di qualità del servizio perché favorisce la continuità didattica specialmente nel caso di insegnati impegnati con gli alunni diversamente abili;

  • equiparare progressivamente il trattamento economico e giuridico del personale a tempo determinato a quello a tempo indeterminato (art. 90 Ccnl);

  • stanziare fondi ad hoc per risolvere il problema dell’anzianità dei Dsga assunti prima del 2001, in analogia a coloro che sono stati immessi nella funzione successivamente. Vedi la raccomandazione unanime della VII commissione cultura della Camera durante la precedente legislatura;

  • stanziare finanziamenti specifici per esaminare “ la posizione giuridico-economica” del personale docente e Ata transitato dagli EE.LL. (vedi art. 3 comma 147 legge finanziaria 2008);

  • ripristinare il primato della contrattazione sulle materie che riguardano il rapporto di lavoro: diritti, doveri, opportunità, salario e organizzazione del lavoro. In questa logica vanno fermati i provvedimenti di rilegificazione previsti dalla manovra d’estate (L. 133/08). Così come vanno modificati e/o ritirati i provvedimenti contenuti in diversi disegni di legge presentati dal Governo in materia di contrattazione e stato giuridico del personale. Essi ci riportano a un modello arretrato di amministrazione pubblica e ci allontanano dai sistemi europei.

Un nuovo modello contrattuale: il valore delle proposte unitarie

Per la FLC Cgil restano fermi i contenuti della piattaforma unitaria presentata da Cgil, Cisl e Uil sul nuovo modello contrattuale solo pochi mesi fa. Essa rappresenta un riferimento irrinunciabile sia per la trattativa in corso con Confindustria sia per definire un nuovo modello contrattuale valido per tutto il mondo del lavoro dipendente, pubblico e privato.

I cardini su cui gira la “porta” del nuovo modello contrattuale definiti insieme a Cisl e Uil sono:

  • un accordo unico sul sistema contrattuale dei vari settori produttivi e dei servizi pubblici e privati (industria, commercio, servizi, pubblico impiego, settori conoscenza, ecc.);

  • un nuovo sistema contrattuale unitario con regole certe finalizzate ad una nuova politica dei redditi;

  • la salvaguardia del potere d'acquisto nei CCNL attraverso un indicatore "realistico" (indice dei prezzi armonizzato a livello europeo) e non solo nominale;

  • la durata triennale dei contratti nazionali: parte normativa ed economica devono coincidere;

  • favorire ed allargare la contrattazione di secondo livello;

  • la contrattazione integrativa finalizzata a migliorare le condizioni di lavoro per favorire le innovazioni e i cambiamenti positivi;

  • puntualità nella liquidazione degli aumenti contrattuali secondo le scadenze previste dai contratti;

  • un patto di regole condivise su democrazia e rappresentanza certificata.

Le brutte proposte di Confindustria

Il giudizio della Cgil e della FLC Cgil sullo stato della trattativa con Confindustria, ad oggi, è negativo. Infatti, l'impianto proposto, i tentativi di rilegificazione degli aspetti fondamentali del rapporto di lavoro pubblico messi in campo in questi mesi dal Governo (L. 133/08, d.d.l. Brunetta; d.d.l. Aprea sulla scuola) e la firma separata nel contratto del commercio, moltiplicano i modelli contrattuali con il rischio della cancellazione di un sistema nazionale di base che garantisca i diritti fondamentali dei lavoratori.

Questi i punti negativi della proposta di Confindustria:

  • il sistema di calcolo degli aumenti contrattuali non è commisurato all'inflazione "realisticamente prevedibile", né introduce una verifica in “corso d’opera” dello scostamento degli stipendi dall’inflazione reale;

  • la base di calcolo per definire gli aumenti, e cioè un indicatore dell'inflazione da depurare dal costo dell'energia (cioè dagli effetti che l'aumento del costo dei combustibili produce sul costo della vita), di fatto comporterebbe riduzioni, nelle diverse categorie, stimate tra il 12% e il 30%;

  • non c'è nessun ampliamento della contrattazione di secondo livello;

  • vengono messe in discussione le prerogative delle RSU;

  • il reintegro in caso di ingiusto licenziamento non è più obbligatorio, ma verrebbe sostituto da forme alternative di indennizzo. Inoltre si agisce sulle deroghe, sull'arbitrato, sulla conciliazione e sul rapporto individuale con il lavoratore per indebolire il ruolo del sindacato e della contrattazione e di conseguenza il lavoratore stesso;

  • si prevede la deroga in peggio, tramite i contratti integrativi di secondo livello, delle condizioni di lavoro/retribuzioni stabilite dal Ccnl;

Queste sono le principali ragioni che hanno portato la Cgil a non firmare l’accordo. Ma Governo e Confindustria fingono di non capire.

Per uscire dall’impasse

Il Governo deve ritirare tutti gli atti e le norme prima citate che invadono il campo della contrattazione.
La FLC Cgil sul tema della revisione del modello contrattuale propone di estendere le materie della contrattazione di scuola, rafforzando il ruolo delle RSU, per dare linfa e vitalità alle prerogative costituzionali dell'autonomia scolastica e rendere protagonisti i lavoratori alle scelte che ogni giorno si compiono nella scuola.
Queste proposte le porteremo alla discussione con i lavoratori della scuola e con le RSU.

Roma, 13 novembre 2008