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Lutto nella FLC CGIL: Paolo Tomasi ci ha lasciati

Il cordoglio e la vicinanza ai familiari di un dirigente sindacale della nostra organizzazione che è stato punto di riferimento certo del gruppo dirigente emiliano romagnolo e nazionale.

05/10/2017
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Paolo TomasiNella notte scorsa ci ha lasciato Paolo Tomasi, già segretario generale della FLC CGIL dell’Emilia Romagna. È stato primo ricercatore all’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna.
Dirigente di primo piano nella CGIL dell’Emilia Romagna dove ha ricoperto il ruolo di segretario provinciale dello SNUR CGIL di Bologna.
Nel 2004, nel processo di unificazione delle categorie della CGIL Scuola e dello SNUR CGIL, è stato eletto segretario generale della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza (FLC) dell’Emilia-Romagna fino a marzo 2010.
Paolo è stato dirigente di alto valore politico e sindacale nello SNUR CGIL e nella FLC CGIL durante la complessa fase di costituzione della nuova federazione di categoria; un punto di riferimento certo per le compagne e i compagni del gruppo dirigente emiliano romagnolo e nazionale.

La FLC CGIL esprime cordoglio e vicinanza ai familiari e sarà presente alla camera ardente che si allestirà presso la Camera del Lavoro di Bologna, Via Guglielmo Marconi, 67 II sabato 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 12.

Qui di seguito il ricordo di Paolo nelle parole di Paolo Saracco.
In allegato, un profilo di Paolo, curato dai colleghi, anche dal punto di vista scientifico.

E dire che lasciare qualcuno indietro non era proprio nel suo carattere. Di uomo, di ricercatore, di dirigente sindacale.

Per quanto ne so ha sempre cercato di non farlo, neppure quando si è trovato a dirigere la SNUR-CGIL di Bologna in un momento difficile e delicato. Incarico non cercato, ma accettato proprio con quello scopo.

Dirigere un’organizzazione sindacale o una importante struttura di ricerca - cose, entrambe, che ha fatto per lunghi anni - non è mai cosa facile, Paolo ci è riuscito proprio grazie al suo carattere, alla sua umanità: non che non avesse le sue convinzioni o le sue durezze, come tutti, anzi, ma ha sempre cercato di far prevalere la voglia di non lasciare qualcuno fuori dalla porta.

Mi rendo conto solo ora di non aver quasi mai parlato con lui di scienza - è strano perché due ricercatori allo stesso tavolo normalmente iniziano proprio da lì: però ricordo bene nelle nostre discussioni sul sindacato la sua grande curiosità, la voglia di capire che non lo lasciava mai.

Forse, per come lo ho conosciuto, aveva un fondo di ritrosia, se non di timidezza: talvolta poteva apparire perfino un po’ burbero. I suoi interventi erano perciò asciutti, essenziali, ma mai privi di contenuti.

È difficile non cedere in queste occasioni alla retorica, ma credo Paolo detestasse essere enfatico e al centro dell’attenzione: per questo mi limito a “Ciao, Paolo, ci mancherai”.