
L'intervista
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Stando al sondaggio pubblicato domenica su Repubblica, lei sta in quel terzo di italiani che promuove la Finanziaria. Insomma è in minoranza. È sicuro di interpretare anche il giudizio degli oltre cinque milioni di iscritti alla Cgil?
«La Cgil conferma il suo apprezzamento sul complesso della manovra e sulle correzioni ancora necessarie. Il giudizio è positivo perché c'è una svolta nelle politiche redistributive. C'è uno spostamento di risorse verso il basso della scala sociale che non si può non vedere, anche se non va enfatizzato. Però, per chi guadagna 14-15 mila euro l'anno e ha figli a carico non è proprio poco avere 500 euro in più. Questo è importante, come lo è l'incremento delle risorse destinate allo sviluppo e che non erano previste nel Dpef. Ci sono molti miliardi in più che serviranno per realizzare un primo embrione di politica industriale e per rilanciare il Mezzogiorno dopo che il centro-destra l'aveva abbandonato».
Sembra proprio che la Finanziaria l´abbia scritta lei, insieme a Prodi e Bertinotti, come avrebbe detto il suo ex collega Pezzotta.
«Non l'ho scritta io perché - ripeto - l'avrei potuto fare meglio. Ognuno deve fare il suo mestiere. Ma la discontinuità sul versante dell'equità sociale e dello sviluppo è evidente».
Ma lei pensa davvero che tutti gli iscritti alla Cgil, anche quelli che guadagnano intorno ai 40-50 mila euro, siano soddisfatti visto che, con i tagli ai trasferimenti ai Comuni, pagheranno più tasse?
«Stiamo facendo le riunioni degli attivi unitari, Cgil, Cisl e Uil, e emerge il consenso che io esprimo. Questo non vuol dire che nella Finanziaria non ci siano correzioni da fare».
Quali?
«I tagli ai Comuni, per l'appunto. I sindaci devono avere la possibilità di poter programmare almeno su un arco triennale i propri investimenti e la riduzione dei trasferimenti non glielo permette; a meno che non ricorrano alle tasse».
Ora si schiera con i Comuni? Ma i sindaci, a cominciare dal suo predecessore Sergio Cofferati, criticano la Finanziaria.
«E io non esito a lamentare il fatto che l'Anci (l'associazione dei Comuni, ndr) non abbia cercato, in questa occasione, un rapporto con i sindacati. Con le Regioni non è successo ed è arrivato il patto per il controllo della spesa sanitaria».
Ilvo Diamanti ha scritto che questa Finanziaria non ha una "missione", non indica un obiettivo come fu nel '92 (evitare la bancarotta) o nel '96 (l'euro). È d´accordo?
Che opinione si è fatto della rivolta delle imprese contro quello che chiamano "lo scippo" del Tfr?
«Mi pare che la Confindustria e lo stesso Montezemolo stiano cominciando a riflettere. C'è una "pancia" degli industriali, soprattutto nel nord-est, che resiste. Eppure credo che il problema del Tfr possa trasformarsi in un´opportunità, fatto salvo il diritto dei lavoratori di scegliere liberamente dove indirizzare il proprio Tfr, a partire dai fondi integrativi, e trovate le compensazioni per le piccole aziende che avranno più difficoltà ad accedere al credito bancario».
Quale sarebbe l'opportunità?
E che cosa pensa del cosiddetto "tavolo dei volenterosi"?
«Non riesco a capirne il senso. Le risposte alle nostre richieste, come a quelle degli altri soggetti, devono arrivare dal governo e dalla sua maggioranza senza snaturare l´impianto della manovra, per esempio proponendo il blocco delle finestre per le pensioni di anzianità. Non vorrei che quel tavolo servisse per mettere in difficoltà il governo e peggiorare la Finanziaria che invece va migliorata».
di Roberto Mania