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Il sindacato, le tessere, le riforme e le notizie del solleone

Con oltre 200.000 iscritti la FLC CGIL continua a rappresentare un punto di riferimento nel mondo del lavoro di scuola, università, ricerca, conservatori e accademie.

20/08/2015
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Come ogni anno, nel periodo del solleone ferragostano, i giornali sono a corto di notizie. Non c'è da meravigliarsi, la politica è in ferie e non si può ogni giorno raccontare della tragedia dei migranti, con il Papa e i vescovi che denunciano la mancanza di una politica del Governo e degli organismi internazionali che affronti il problema in modo serio.

Allora c'è sempre un argomento di riserva, parlare (male) dei sindacati e della relativa crisi della rappresentanza. Qualche volta le critiche sono anche meritate e se costruttive sono anche utili, se servono a costruire notizie dal nulla invece non fanno bene neanche all'informazione.
Spesso si costruiscono notizie, raccogliendo qualche dato qui e là, informazioni di seconda mano, in molti casi non verificate con attenzione.

Argomento che appassiona alcuni commentatori e la misura dello stato di salute dei sindacati in genere, della CGIL in particolare. Ad esempio si ritiene interessante rilevare un calo di poco più del 2% di iscritti sugli oltre 5milioni di aderenti alla CGIL piuttosto, per fare qualche paragone, dell'emorragia che colpisce i partiti.

Innanzitutto va detto che in CGIL ad ogni tessera corrisponde una testa. Non ci sono i "signori delle tessere" come accade nella politica, ormai anche nei partiti che vengono da tradizioni valoriali ora largamente perdute.

Necessità di rinnovamento non mancano e c'è chi lavora da tempo in questa direzione, ma mentre i partiti sono ormai "liquidi", la CGIL è ancora più che "solida".

Una delle accuse ricorrenti riguarda il peso rilevante degli iscritti al sindacato dei pensionati. Ma se le notizie servono per certificare la presunta crisi della rappresentanza della CGIL non serve dare una informazione completa, che dia conto ad esempio del ruolo positivo e propositivo che il sindacato dei pensionati ha sempre svolto nel nostro paese. Un paese sempre più "vecchio" nel quale spesso gli anziani suppliscono ad un welfare sempre più scarso, divenendo parte attiva nel sostegno alle famiglie impoverite dalle politiche nefaste degli ultimi governi.

Se bisogna dare un titolo negativo, non serve dare conto della complessità di una organizzazione come la CGIL, delle specificità delle diverse categorie sindacali e delle condizioni dei settori nei quali operano. Così come non serve descrivere le drammatiche condizioni di subalternità e precarietà alle quali sono costretti molti lavoratori dei settori privati, condizioni che certo non facilitano l'iscrizione al sindacato, alla CGIL in particolare.

Per non parlare dei settori pubblici, dove tagli del personale e blocco del turn over hanno ridotto la forza lavoro e fatto crescere progressivamente l'età media dei lavoratori. In particolare, queste politiche regressive degli ultimi governi si sono abbattute come mannaie sui comparti della conoscenza.

La FLC CGIL in questo scenario a tinte fosche continua a rappresentare un punto di riferimento nel mondo del lavoro di scuola, università, ricerca, conservatori e accademie.

Siamo un Paese dove anziché investire in istruzione, formazione e ricerca si tagliano risorse e posti di lavoro o si varano leggi che sembrano più punire che valorizzare il lavoro e le professionalità.

La FLC mantiene e accresce il proprio consenso fra i lavoratori perché in questo scenario ha saputo mantenere una posizione autonoma: forza propositiva senza rinunciare al conflitto. La nostra forza deriva dal sostegno e dall'adesione degli oltre 200.000 iscritti, un dato che è cresciuto negli ultimi anni di oltre l'8%.

Interessante sarebbe anche approfondire la composizione degli iscritti, dato che numeri complessivi poco chiariscono. Nella FLC oltre un quarto degli iscritti è rappresentato da lavoratori precari, quelli che in questo convulso mese di agosto hanno affollato le nostre sedi, rappresentando i loro bisogni, portando le loro richieste e le ansie per le incognite di una procedura assunzionale pasticciata e illogica imposta dalla legge sulla "brutta scuola". Anche questo, per quanto riguarda la FLC, è un luogo comune da smentire.

Il sindacato ha certo bisogno di cambiamento ma resta un'ancora di salvataggio soprattutto per chi è più debole e con meno tutele, ma a cui riconoscere uguali diritti.

Sulla crisi della rappresentanza ci sarebbe poi da discutere con più attenzione e competenza. La CGIL da tempo chiede regole che attuino la Costituzione e facciano chiarezza sulla reale forza e rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Nel privato c'è un accordo che stenta a decollare per la scarsa convinzione delle imprese ma nei settori pubblici una legge c'è e mette insieme iscritti e voti nelle elezioni delle RSU per determinare il livello della rappresentanza. Qui la CGIL rappresenta un terzo dei lavoratori e i sindacati confederali complessivamente oltre i due terzi. La FLC CGIL, in particolare, è la più rappresentativa in tutti i comparti della conoscenza.

Un raffronto è forse azzardato ma in tempi nei quali per elezioni politiche si raggiunge a mala pena il 50% dei votanti, nelle elezioni delle RSU si reca a votare una percentuale vicina all'80% degli aventi diritto, sempre a proposito di crisi della rappresentanza.

Ora la CGIL si avvicina alla propria Conferenza d'Organizzazione, un'occasione per discutere su come affrontare le sfide che abbiamo all'orizzonte. La FLC è da tempo impegnata per valorizzare le RSU, per spostare i livelli decisionali sempre più verso il territorio e i luoghi di lavoro, riducendo il numero dei propri apparati. Siamo convinti che la CGIL abbia bisogno di un ricambio generazionale, per rappresentare ancora meglio le nuove generazioni e il lavoro che cambia, che siano da rinnovare pratiche e riti legati al passato ma senza rinunciare al bagaglio di valori e conquiste che in oltre 100 anni hanno fatto della CGIL un pezzo della storia del mondo del lavoro del nostro Paese.