FLC CGIL
Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione fima anche tu

http://www.flcgil.it/@3950006
Home » Attualità » Sindacato » Ciao Bruno Roscani, sindacalista generoso

Ciao Bruno Roscani, sindacalista generoso

La Cgil perde uno dei suoi dirigenti più popolari. Ha detto di lui Bruno Ugolini: “Era il contrario dei tanti arrampicatori assetati di potere. Un ex proletario intellettuale che ha consegnato il suo sapere a tanti”.

29/01/2019
Decrease text size Increase  text size

da rassegna.it

Bruno Roscani, Segretario generale CGIL SCUOLAMartedì 29 gennaio 2019 è morto nella sua abitazione di Ostia Bruno Roscani. Giovanissimo dirigente della sezione Ponte Milvio e responsabile della zona nord di Roma del Pci, segretario generale della Cgil scuola e università, direttore della Scuola sindacale di Ariccia, assistente politico di ben due segretari generali della Cgil – Agostino Novella prima, Antonio Pizzinato poi –, coordinatore dell’Ufficio studi del sindacato pensionati della Cgil e membro del dipartimento scuola, università e ricerca dei Ds, Roscani è stato un infaticabile militante della sinistra, ma innanzitutto un sindacalista di rara generosità.

“Era considerato una sorta di eminenza grigia specialmente quando stava accanto ad Agostino Novella e più tardi ad Antonio Pizzinato – diceva di lui nel 2008 Bruno Ugolini, per tanti anni redattore dell’Unità, esperto cronista sindacale, e oggi tra i promotori del giornale web Strisciarossa –. Ma era il contrario dei tanti arrampicatori assetati di potere. Un ex proletario intellettuale che ha consegnato il suo sapere a tanti. Un uomo refrattario alle lusinghe e fiero della sua memoria. Un comunista che non ripudia, ma cerca il nuovo”.

Era nato il 28 ottobre del 1928. Scriveva Roscani stesso in occasione della ricorrenza dei sui 90 anni qualche mese fa: “Oggi compio novant’anni… riceverò gli auguri dai miei parenti e amici… pensate un po’: mio padre disse subito: sto fijo è nato a ‘na data sbajata. Così, quando ero piccolo, il mio compleanno veniva sempre saltato, perché cadeva in una data fascista (la marcia su Roma)”. In queste parole, c’era l’essenza del Bruno Roscani che in tanti abbiamo avuto la fortuna di conoscere: il suo essere visceralmente romano e antifascista. Le vicende personali e politiche che Roscani vive nel corso di quasi tutto il Novecento si dipanano su alcune direttrici fondamentali: Roma e la trasformazione della città dagli anni trenta a oggi, Roma grande periferia e la militanza nel Pci, Roma della Resistenza e, infine, la Cgil e le conquiste del lavoro.

Negli anni cinquanta il Partito comunista, viste le capacità del giovane Roscani nell’attività redazionale e di studio, lo propone alla Cgil per il lavoro presso la Casa editrice sindacale. Inizia così la lunga esperienza di Bruno nel sindacato attraverso due passaggi fondamentali, il primo nell’ambito dell’Ufficio studi della Cgil nazionale e successivamente l’esperienza di segretario nazionale della Cgil scuola. Gli anni in cui Roscani dirige, dopo aver contribuito alla sua nascita, il sindacato scuola sono anche gli anni in cui si sviluppa in Italia il fenomeno del terrorismo, che trova spesso proprio nell’ambito delle scuole e delle università terreno fertile per la crescita dei cosiddetti “fiancheggiatori”.

Ricorderà lui stesso nel 2008, in occasione della morte di Bruno Trentin: “In un altro momento, delicatissimo e drammatico della storia sociale e politica del nostro Paese, si incrociano nuovamente i cammini della Cgil scuola e università e la trentiniana Fiom. La violenza e il terrorismo. A Brescia, città operaia, i caduti a Piazza della Loggia sotto la violenza e il terrore fascista sono alcuni docenti, iscritti alla Cgil: il sangue degli uomini e delle donne di scuola si aggiunge alla lunga scia del sangue operaio e contadino”.

A Brescia, commentava Roscani, “si tocca con mano questo legame di solidarietà e di unità fra il movimento operaio e le donne e gli uomini della scuola (insieme si ritrovano idealmente – come mai prima era accaduto – i martiri di quel lavoro che vedeva uniti sapere e saper fare, per rivendicare un’Italia libera e democratica)”. Sotto la tormenta del “brigatismo rosso”, scuola, università e fabbriche combattono una battaglia ardua, difficile, ma senza cedimenti.

Cgil scuola e università e Fiom, insidiate e attaccate reggono lo scontro e lo vincono. “Una barriera invalicabile – scriverà anni dopo – venne eretta contro le pressioni esterne e altrettanto forte fu la lotta contro le posizioni di coloro che consideravano compagni che sbagliano i terroristi, e contro coloro che si schieravano né con lo Stato, né con le Br, per la difesa inflessibile della Repubblica fondata sul lavoro, per la quale Trentin aveva speso le sue giovani energie nella lotta partigiana”.

Lasciato il centro confederale Bruno ricopre il ruolo di direttore della Scuola di formazione sindacale di Ariccia. Raccontava in proposito nel 2014 ad Adolfo Braga, responsabile dell’area Formazione sindacale dell’Associazione Bruno Trentin-Isf-Ires: “È da considerare che tra i formatori usuali dei corsi Cgil, ad Ariccia e non solo, contavamo su Federico Caffè e i suoi allievi: Mario Tiberi, Roberto Schiattarella, Claudio De Vincenti”. Per non dire di Mariano D’Antonio, Aris Accornero, Claudio Napoleoni “con i suoi utilissimi consigli”.

La collaborazione (gratuita) di tutti, precisava, “non era di carattere casuale, rientrava invece come collaborazione anche alla progettazione del corso. Quando Foa pose il problema che non si poteva proseguire sulla richiesta di collaborazione senza un compenso, la segreteria della Cgil decise un modesto contributo. Il proponente, Foa, disse che il compenso dovuto doveva essere pari al salario orario del terzo livello metalmeccanico. Ricordo che Caffè rifiutò di accettare, la sua era collaborazione dovuta […]. Che altro dire, se non aggiungere a quei docenti i nomi di grandi sindacalisti: Foa, Trentin, Idomeneo Barbadoro, Di Gioia, Pontacolone”.

Bruno Roscani sarà ricordato domattina alle 11 nella sua casa di viale della Stella Polare 32 a Ostia. Noi lo salutiamo attraverso le sue stesse parole, monito per il nostro presente e, nel contempo, augurio per il nostro futuro: “Ognuno carichi sulle sue spalle il fardello del suo passato e ricerchi un nuovo cammino comune, ma stavolta non mettendoci la lampada sulle spalle per illuminare la strada per chi ci segue, ma facendo luce davanti a noi … tutti insieme”.

Ilaria Romeo è responsabile Archivio storico Cgil nazionale

Tag: cgil