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Il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani. Un'occasione per riflettere sulla nostra democrazia

La liberazione del nostro Paese da 20 anni di dittatura fascista e dall'occupazione militare nazista è una data importante, fondativa della nostra storia. La ricostruzione e il giudizio storico su quelle vicende non si presta a revisioni ideologiche. La celebrazione di "Articolo 33".

25/04/2009
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>> Speciale 25 aprile sul sito della CGIL <<

Il 25 aprile è festa nazionale. Ricorre la liberazione del nostro Paese da 20 anni di dittatura fascista e dall'occupazione militare nazista. È una data importante, fondativa della nostra storia.

È responsabilità della politica e di chi governa, prima che di tutti noi cittadini, difendere il senso di appartenenza alla comunità che ci deriva dalla nostra storia nazionale. La nostra Repubblica nasce da lì. La democrazia e la Costituzione democratica nascono da lì.
È grave che in Italia si discuta se il Presidente del Consiglio debba o meno presidiare alla celebrazioni: è semplicemente suo dovere farlo.

Il 25 aprile, la Liberazione, è frutto dell'insurrezione contro il fascismo e il nazismo. Una parte della popolazione italiana ha avuto la forza e il coraggio di ribellarsi, di prendere le armi e rischiare la vita per la libertà di tutti noi. Migliaia di giovani la vita l'hanno lasciata sul campo. C'è bisogno di ricordare che quei combattenti per la libertà e tanti oppositori sono stati vittime della guerra civile scatenata dalla reazione rabbiosa del fascismo e di coloro che, schierandosi con la Repubblica di Salò, consegnarono tanti italiani ai nazisti e alla deportazione nei lager? Molti non sono ritornati. C'è bisogno di ricordare la violenza con la quale i zelanti repubblichini torturarono e uccisero per conto dell'occupante o tollerarono le stragi di civili inermi?

Il giudizio della storia sull'esperienza delle dittature europee e della seconda guerra mondiale è definitivo e a prova di revisionismo. Tutti i tentativi di riscrivere le pagine di quella storia per mitigare colpe, per opacizzare la realtà non sono suffragate da fatti, ma da pure ricostruzioni ideologiche.
Partigiani e repubblichini non sono equiparabili. Per fortuna dell'Italia, dell'Europa e del mondo i secondi hanno perso. E questo ha salvato l'Italia dalla vergogna e dalla catastrofe che ha invece vissuto la Germania. Una catastrofe che è finita nel 1989, dopo 44 anni, con la riunificazione del Paese.

La guerra di liberazione, l'alleanza con le forze antifasciste e antinaziste, una classe dirigente che si era formata in esilio, nelle patrie galere, al confino, la pluralità dello schieramento antifascista ha permesso all'Italia, che aveva perso la guerra (una guerra, ricordiamolo, che Mussolini aveva dichiarato), di sedere al tavolo dei vincitori e di autodeterminarsi nel processo di normalizzazione politica e istituzionale e di ricostruzione.

Le figure, i personaggi che consideriamo padri della patria provengono dal Risorgimento, da cui nacque l'Italia come entità politica, e dalla Resistenza da cui l'Italia risorse dalle ceneri di una dittatura.
Alcuni di questi padri vivono ancora, hanno firmato la nostra Costituzione, hanno animato la vita culturale e politica del nostro paese. Oggi in Parlamento non siedono più forze politiche che derivano da quelle radici, ma questo non è un buon motivo per riscrivere la storia. La legittimazione i partiti e i governi dovrebbero cercarsela nei loro programmi, senza bisogno di inventarsi una storia a proprio uso e consumo.

Il 25 aprile appartiene, dunque, agli italiani. E anche al sindacato, che rinasce appunto con la caduta del fascismo. In Italia abbiamo molte sigle sindacali, alcuni dicono che sono troppe. Può darsi. Ma almeno è segno di pluralismo. Tutti i tentativi di creare sindacati di regime – come era durante il fascismo – sono fortunatamente falliti, perché il movimento dei lavoratori ha dimostrato sempre grande maturità democratica e consapevolezza. Ci auguriamo che continui a essere così, nonostante il mondo del lavoro sia messo a dura prova e si tenti in tutti i modi di togliere al lavoratore non solo diritti, ma anche consapevolezza, spazi di partecipazione competente ai processi lavorativi; si tenti di far diventare gli individui parti di un ingranaggio che non possono e non devono controllare. Una deriva del genere è un pericolo per la democrazia, perché la democrazia si regge su cittadini colti, competenti, consapevoli e con una forte capacità di critica.
Proponiamo che il 25 aprile sia l'occasione per riflettere anche su questo.

La rivista della FLC "Articolo 33" ha voluto dedicare quest'anno il ricordo del 25 aprile a un protagonista della Resistenza italiana, Leo Valiani, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita, e al movimento "Giustizia e Libertà", nelle cui file militò. E tra i protagonisti che la rivista ha voluto ricordare non poteva mancare una persona molto cara alla Cgil e che quest'anno mancherà all'appuntamento col 25 aprile: Vittorio Foa.

Roma, 24 aprile 2009