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I soldi alle famiglie che scelgono la privata: le reazioni del mondo politico e sindacale

I soldi alle famiglie che scelgono la privata: le reazioni del mondo politico e sindacale

04/09/2003
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CORRIERE DELLA SERA

del 5 settembre

Bonus alle private, interessati oltre 100 mila studenti
Secondo un calcolo non ancora ufficiale, la cifra rimborsata varierà tra i 250 e i 300 euro

ROMA - Una cifra compresa tra i 250 e i 300 euro per ogni figlio. E' l'aiuto economico che le famiglie dovrebbero ricevere fin da quest'anno come parziale rimborso della retta pagata alle scuole paritarie. Non c'è ancora nulla di ufficiale, i calcoli sono in corso. Tuttavia al ministero dell'Istruzione, anche per mettere fine al balletto delle cifre, si fa capire che il contributo alla fine avrà quel peso. Non accennano a diminuire di tono, intanto, le polemiche contro il decreto Moratti-Tremonti, che stanzia 30 milioni di euro l'anno fino al 2005 a favore di tutti i genitori che hanno iscritto i propri ragazzi alle scuole non statali. Alcune associazioni del mondo della scuola hanno lanciato un appello alla mobilitazione in difesa del diritto all'istruzione e della «scuola di tutti».
Per quantificare l'importo dell'aiuto alle famiglie occorre conoscere con una certa esattezza quanti sono gli studenti che frequentano le scuole paritarie dalla prima elementare al primo anno di secondaria superiore. Il decreto riconosce il diritto a un parziale rimborso delle rette solo per queste classi. Da una prima ricognizione gli aventi diritto ammonterebbero a circa 110 mila.
Bisogna infatti scartare tutte le materne, che costituiscono la fetta più grande delle scuole paritarie. Vanno anche escluse quasi tutte le elementari paritarie perché legate allo stato da una convenzione di parifica. Questi istituti ricevono un contributo annuo pari a 37 milioni di vecchie lire per classe. Le famiglie sono perciò esentate dal pagamento della retta. Le elementari paritarie non parificate, quelle dove si paga la retta, sono appena 200 con circa 30-35 mila bambini. Ammontanto a 50 mila gli alunni delle medie paritarie. Il primo anno delle superiori paritarie è frequentato da 25 mila ragazzi.
A questo punto basta dividere lo stanziamento previsto dal decreto Moratti-Tremonti, pari a 30 milioni di euro, per il numero degli aventi diritto al contributo ed ecco che troviamo l'importo cercato: 270 euro. Tuttavia l'approssimazione del conteggio consiglia di mantenersi prudentemente tra i 250 e i 300 euro. Non è moltissimo, ma nemmeno poco. Nel caso di una famiglia con due o più ragazzi, non si tratta certamente di un aiuto da poco. Un altro elemento di incertezza nel calcolo riguarda l'eventuale decisione del ministro di differenziare il «bonus» a seconda del tipo di scuola - questa possibilità è prevista dal decreto - in considerazione della differenza delle rette. L'indicazione della somma esatta nelle prossime settimane sarà comunicata alle famiglie interessate attraverso una lettera firmata dalla Moratti.
Ma il decreto rischia di scaldare il clima nelle scuole alla riprese delle lezioni. Sette associazioni del mondo della scuola vicine alla sinistra hanno lanciato un appello alla mobilitazione contro il «bonus», anche organizzando una manifestazione nazionale. Le associazioni sono Proteo-fare sapere, il Movimento cooperazione educativa, il Centro iniziativa democratica degli insegnanti (Cidi), Legambiente scuola, il Coordinamento genitori democratici, l'Unione degli studenti e l'Associazione per la scuola della Repubblica.

del 4 settembre

Scuola privata e aiuti pubblici I quattro capitoli dello scontro
L'opposizione: «Tradita la Costituzione, mancano i controlli»

ROMA - Il decreto che stanzia 30 milioni l'anno fino al 2005 a favore dei genitori che scelgono le scuole non statali riaccende lo scontro sulla parità. Una battaglia che ha riportato in primo piano quattro questioni. C'è il tema costituzionale del diritto all'istruzione pubblica, invocato dalla sinistra, ma anche quello della libertà di scelta, chiamato in causa dal centrodestra. Ma c'è anche il problema dell'incidenza concreta di questi benefici nel portafoglio degli italiani. E, non ultimo, quello dei controlli sulla qualità dell'insegnamento degli istituti privati. Per la maggioranza però siamo indietro rispetto all'Europa. Quattro snodi affrontati negli approfondimenti di questa pagina. Il ministro Moratti apre la questione del rapporto con l'Ue e sulle pagine del settimanale Famiglia Cristiana propone di «triplicare gli investimenti per la famiglia e l'istruzione per essere in linea con l'Europa». L'opposizione punta il dito sulla costituzionalità della misura e sull'esiguità dei fondi. «Il ministro dell'Istruzione deve venire subito in Senato, alla riapertura, per spiegare se il governo Berlusconi intende rispettare gli articoli 33 e 34 della Costituzione» chiede la senatrice Maria Chiara Acciarini, capogruppo Ds in Commissione istruzione al Senato. E per Pierluigi Castagnetti, presidente dei deputati della Margherita: il contributo stanziato dal governo «è un'elemosina perché gli aventi diritto sono 300 mila: alla fine si tradurrà in 100 euro per famiglia. E' una svolta inquietante, una concessione a una cultura mercantilistica di diritti fondamentali come quello dell'istruzione». Enrico Panini della Cgil scuola sottolinea invece il tema dei controlli sulla qualità degli istituti non statali: «Abbiamo segnalato diverse elusioni, senza risposta».
«Il decreto è anche un insulto ai bambini morti per il crollo della scuola elementare a San Giuliano - afferma il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio -. Sarebbe più serio destinare questi milioni di euro alle loro famiglie e alla messa in sicurezza delle scuole pubbliche italiane che versano in pessime condizioni». «Uno sberleffo alla scuola pubblica»: così Valdo Spini, deputato dei Ds, definisce il «bonus» per le scuole private deciso dal ministro Moratti. «Credo - aggiunge Spini - che la gravità del provvedimento debba indurre le forze politiche del centrosinistra a una mobilitazione per la scuola pubblica».
Alle accuse del centrosinistra replica il presidente del gruppo Udc alla Camera, Luca Volontè, uno dei «padri» del decreto. «Mi sembrano fuori luogo e strumentali - osserva Volonté -. Fu proprio il centrosinistra con la legge Berlinguer a innalzare lo stanziamento a regime per il finanziamento della scuola non statale a 500 miliardi delle vecchie lire». Franco Nembrini, presidente della Compagnia delle Opere, ricorda che «per ogni ragazzo che frequenta le scuole, lo Stato spende in medie cinquemila euro all'anno». «Se ne dà mille a chi si iscrive altrove - continua - realizza un bel risparmio, altro che onere».
«Rispetto al resto d'Europa - dice il responsabile scuola di Forza Italia, Mario Mauro - restiamo ancora indietro quanto all'entità del sostegno alle famiglie. Il vero paradosso - continua Mauro - è che se trovassimo il modo di dare alla scuola non statale una consistenza dignitosa riusciremmo a liberare ulteriori risorse per quella statale dal momento che il costo alunno nelle paritarie è di gran lunga inferiore».

Giulio Benedetti

LA REPUBBLICA

del 5 settembre

Il ministro difende lo sconto per gli iscritti alle paritarie, annuncia possibili modifiche al decreto e rilancia
"Più soldi alla scuola pubblica" l´ultimatum della Moratti
E per il bonus-private rispuntano le fasce di reddito

i valori della stato laico Per molti anni lo Stato ha dovuto difendere la sua laicità dalla scuola privata, in gran parte confessionale: un rischio superato
una scelta non ideologica Non ho fatto una scelta ideologica. Capisco le radici culturali delle critiche, ma era tempo di fare un passo avanti
correttivi in arrivo Abbiamo dato un segnale forte, ma non escludo che gli aiuti possano variare in base alle diverse situazioni economiche
riequilibrio sociale Non è giusto che il peso del mantenimento agli studi dei figli ricada quasi interamente sulle famiglie
GIULIO ANSELMI

ROMA - «Non ho fatto una scelta ideologica. Capisco, però, le radici culturali delle critiche. Per molti anni lo Stato ha dovuto difendere la sua laicità dalla scuola privata, in gran parte confessionale. Ma ora questo rischio non c´è più ed è venuto il momento di fare un passo avanti». Letizia Moratti, ministro dell´Istruzione sotto tiro per il decreto che prevede contributi a favore delle famiglie che iscrivono i figli alle scuole private, ha un´aria tranquilla e determinata. E anche la sede del dicastero dell´Università e della ricerca scientifica all´Eur, dove la gran capa della scuola italiana preferisce lavorare perché è un ufficio moderno, stile aziendale, lontano mille miglia dall´aria trasandato-pomposa-ministeriale del palazzone di Trastevere assegnato alla Pubblica istruzione, non ha l´aspetto della fortezza assediata.
Altrove strepitano i cobas e i sindacalisti della Cgil, l´opposizione attacca, si affrontano i costituzionalisti con diverse interpretazioni. Qui, in apparenza almeno, c´è grande decisione nel perseguire gli obiettivi fissati, senza, si afferma, pregiudiziali: perché, si dice, il decreto Moratti non rappresenta un regalo alle scuole private, nel nome di una scelta di campo che porta tutto ciò che è pubblico, sanità compresa, al sacrificio; è invece un passo concreto nell´attuazione di una strategia che punta alla parità e alla competitività.
Bonus per le private. Il provvedimento nasce dalla convinzione della necessità di correggere il rapporto tra sistemi educativi, famiglie e stato sulla base di una serie di risoluzioni internazionali che, dal 1948 a oggi, sono intervenute sul diritto prioritario dei genitori a scegliere gli istituti scolastici per i figli. E´ un principio che si è allargato in tutta Europa, con la sola eccezione della Grecia, fino a raggiungere anche i paesi ex comunisti, Russia inclusa, e che già i governi di centro-sinistra cominciarono ad attuare con la legge sulla parità. L´ipotesi che si tratti di un finanziamento mascherato agli istituti privati, nel complesso oggi in grave crisi, viene respinta con fermezza: perché se i genitori non mandano i figli alle private, le private i soldi non li vedono. «È invece», dice il ministro, «un indispensabile atto di riequilibrio sociale. Quando, nelle politiche sociali, l´intervento dello Stato a favore dei giovani è debole, come accade da noi, il peso del mantenimento agli studi dei figli ricade quasi interamente sulle famiglie. E infatti la quota di reddito destinato dai genitori italiani ai propri figli è la più alta d´Europa: 59 per cento rispetto al 41 per cento della Germania e al 25 per cento di Francia, Irlanda e Austria».
In quest´ottica, sostengono al ministero, andrebbe rivista la polemica sulla costituzionalità, leggendo l´articolo 33 dove si dice che la scuola privata non deve comportare «oneri per lo Stato» assieme agli articoli 29, 30 e 31 che parlano di provvidenze per le famiglie. Inoltre, alcuni padri costituenti, interpretando l´articolo 33, scrissero: «Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire in aiuto degli istituti privati, ma che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato». E infatti, da parecchi decenni, il bilancio statale prevede diversi contributi alle scuole non statali. Che, va ricordato, alleggeriscono di una quota di studenti, e di spese, il sistema.
Politica governativa. Lasciamo perdere il dibattito tra illustri giuristi: grandi costituzionalisti trovarono perfino il modo di dimostrare che l´autopromozione di Mussolini a "primo maresciallo dell´Impero", alla pari con il re, non pregiudicava il ruolo di quest´ultimo come capo supremo delle forze armate. E´ indubbio che, col bonus alle private, si sia marcato un segno politico, legittimo ma opinabile, in coerenza con l´atteggiamento (almeno a parole) liberale e liberista della maggioranza. E che lo si sia fatto senza badare troppo alla qualità delle diverse "private" e con una certa fretta, foriera di ripensamenti, per esempio sull´assegno dispensato alle famiglie indipendentemente dal reddito. «Abbiamo voluto dare un segno forte e passare all´applicazione concreta di un principio in cui crediamo», dice Moratti. «Ma non escludo che potremo differenziare la corresponsione in base alle diverse situazioni economiche».
Pubblico e privato. Non è vero, però, come hanno dichiarato esponenti dell´opposizione, che il bonus sia stato il primo atto concreto del ministero. Il primo atto del ministro, sottolineano i suoi collaboratori, è stato invece la firma del contratto con gli insegnanti, che ha portato loro un aumento medio di 150 euro. A dimostrazione che Moratti ha ben chiara la posizione nettamente dominante della scuola pubblica, alla quale va il 93 per cento degli investimenti previsti. E per la quale è necessario incrementare le risorse. Finora il ministro-manager ha ritenuto che la priorità fosse riqualificare la spesa che non era, in complesso, granché diversa dai livelli europei (lontanissima solo per l´università) ma prevedeva troppi insegnanti sottopagati e pochi investimenti tecnologici. Al ministero sostengono che anche qui c´era un buco, come quello evocato in televisione dal responsabile dell´Economia Tremonti, nato dalla "statizzazione" di settantamila bidelli e dall´inserimento in ruolo di 40mila docenti. Ed evocano diciottomila insegnanti pagati per non insegnare, magari perché la loro materia era dattilografia e tale rimaneva anche dopo la sua pratica scomparsa.
Si sa che ogni uomo (o donna) di governo ritiene, spesso in buona fede, di fissare al suo arrivo il punto di partenza per nuove magnifiche stagioni. Ma è indubbio che la Moratti, quale che sia il giudizio sulla sua riforma, ha fatto un gran lavoro preparatorio: quello che nell´industria privata si chiama "risanamento". Il vero cambiamento, dalla formazione degli insegnanti alle tanto strombazzate moltiplicazioni delle "i" (inglese e computer), è però tutto, o quasi, di là da venire. Il ministro insiste molto sulla necessità di una nuova fase, e nuova fase vuol dire soldi, molti soldi. Altrimenti non avrebbe senso restare.
E´ un classico della politica italiana minacciare le dimissioni e non darle mai. Ma Moratti, "milady" o la "lady di ferro" come la chiamano nei corridoi e sui giornali, è un personaggio un po´ particolare: non prende l´indennità di ministro, usa il suo aereo personale e non i reattori governativi e quando dice «basta», è davvero basta. Anni fa, dopo la presidenza Rai, lavorò con Rupert Murdoch. Ci furono dei problemi e lei mandò un biglietto: «Tank you very much, Rupert. It´s over». E se ne andò.
Sono probabilmente molti gli insegnanti che si augurerebbero lo facesse anche oggi. E sono forse altrettanti quelli che temono che l´attuazione della parità tra scuole pubbliche e private scateni processi di concorrenza pericolosi. Ma è difficile negare che il ministro ha ragione quando sostiene che il recupero di competitività dell´Italia passa attraverso il recupero di competitività della scuola nel suo complesso. I tempi scelti per singoli passi, tanta fretta sul bonus per esempio, possono essere discutibili o addirittura sbagliati. Tuttavia al vantato pragmatismo occorre rispondere con concretezza. Mentre molte delle critiche che Moratti ha raccolto sembrano provenire dal profondo del passato, dai recessi dell´ideologia.

Il mercimonio della scuola italiana
CORRADO AUGIAS

Caro dottor Augias, ieri, ho saputo che nella scuola dove insegno (Istituto Tecnico provincia di Lucca) è stato soppresso il corso serale per mancanza di soldi. Nella provincia sono stati soppressi, stessa ragione, i corsi serali di altri tre istituti. Il corso serale, ora soppresso, era un servizio pubblico. Coloro che vorranno prendere il loro pezzo di carta, dovranno rivolgersi alla scuola privata e sborsare 4mila euro.
Alessandro Giusti - ajxdgg@tin.it

Gentilissimo dottor Augias, in una intervista al GrRai l'onorevole Buttiglione, ha sostenuto che la motivazione del "bonus" è di equità perché è ingiusto che chi invia i propri figli a una scuola privata paghi due volte le tasse per l'istruzione scolastica. Buttiglione ignora la differenza tra imposte e tasse. Le imposte sono quelle che tutti pagano (o dovrebbero) in relazione al loro reddito per rendere possibile il funzionamento dello stato (scuola, ferrovie, sanità, viabilità ecc.). Le tasse invece si pagano perché si usufruisce di un certo servizio (è una tassa quella automobilistica legata al possesso dell'auto). Chi iscrive un figlio alla scuola privata non paga due volte perché non paga anche la tassa d'iscrizione alla scuola pubblica.
Antonio Cerciello
antoniocerci@libero.it

Gentile Augias, tralasciamo il dibattito scuola pubblica/privata, mi chiedo da dove usciranno tutti questi soldi, visto che Tremonti lamenta penuria? chiedo: non si potavano utilizzare quei soldi per fare delle immissioni in ruolo, specialmente per quelli che, come me, hanno superato un concorso ordinario nel lontano 2000 e sono ancora senza cattedra? Mi è sembrato già un oltraggio l'immissione in ruolo dei professori di religione che sono saliti in cattedra senza concorso e senza meriti particolari, ma con questa storia dei contributi alle famiglie mi sento presa in giro.
Anna Maria Luongo
annamarialuongo2@virgilio.it

Il professor Giuseppe Bertagna, "mente" della riforma Moratti, intervistato qualche giorno fa da Repubblica , ha detto: «Per superare i ritardi bisogna uscire dalla logica degli schieramenti, si sta giocando una partita che interessa tutto il paese». Parole sante, qualunque persona ragionevole potrebbe condividerle. Mi piacerebbe sapere il commento dell'eminente pedagogista dopo le ultime decisioni ministeriali. Gli unici soldi a quel che pare disponibili sono stati destinati, primo a passare di ruolo 15mila insegnanti di religione; secondo, a dare un bonus poco più che simbolico (ma nel complesso si tratta di 30 milioni per tre anni, quasi 180 miliardi di lire) a chi manda i figli nelle scuole "private". Intanto gli insegnanti sono pagati (e considerati) in modo indecente, gli edifici delle scuole pubbliche sono spesso "cadenti, cupi, mortificanti" (Marco Lodoli). Nessuno è nato ieri e sappiamo benissimo che cosa si paga con quei denari. Infatti un'altra cosa mi piacerebbe sapere: se i cattolici spiritualmente più consapevoli pensano che 90 milioni di euro siano un baratto adeguato per una televisione, di proprietà del presidente del Consiglio, eticamente riprovevole e per un atteggiamento sulla guerra in Iraq totalmente contrario a quello invocato dal papa oltre che dall'intelligenza politica, come si può constatare ogni giorno.

del 4 settembre

LA SCUOLA CHE CAMBIA

L´opposizione insorge contro il decreto, proteste anche tra gli studenti. Il Vaticano: "Passo incoraggiante verso la parità"

Sollevazione contro il bonus Abolitelo, è incostituzionale"

La Margherita: "Un´elemosina" I Verdi: "Misura da revocare" Rifondazione: "È l´ultima spallata all´istruzione pubblica"

ROMA - «Iniquo», «incostituzionale», «discriminatorio». Il decreto che prevede contributi alle famiglie che iscrivono i figli nelle scuole non statali provoca reazioni dure. È in gioco, per alcuni, la legittimità costituzionale del provvedimento e per questo Letizia Moratti sarà chiamata a rispondere nell´aula del Senato. «Il contributo è un´elemosina», dice Pierluigi Castagnetti, della Margherita. «È la prima volta che lo Stato dichiara per legge di disinteressarsi della qualità delle scuole frequentate dai ragazzi italiani. Questa è una concessione a una cultura mercantilistica di diritti fondamentali come quello all´istruzione». Maria Chiara Acciarini, capogruppo Ds in Commissione Istruzione del Senato, chiede che il ministro Moratti vada «subito in Senato per spiegare se il governo Berlusconi intende rispettare gli articoli 33 e 34 della Costituzione». Fortemente critica Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione comunista alla Commissione scuola della Camera: «È un´ulteriore spallata alla scuola pubblica da parte di questo governo». Che il decreto sia in conflitto con la Costituzione lo denuncia anche il segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto: «Un´aperta violazione del dettato costituzionale». Chiede la revoca del decreto il verde Alfonso Pecoraro Scanio: «Il decreto Tremonti-Moratti va revocato. È un anche insulto ai bambini morti per il crollo della scuola elementare a San Giuliano». Una bocciatura arriva anche da una parte del fronte dei sindacati scolastici. Lo Snals «ha sempre sostenuto che l´unica via praticabile per un intervento a sostegno delle famiglie fosse quella basata sulla leva fiscale, anche per la dubbia costituzionalità cui è soggetto il buono scuola». E il segretario generale della Cgil-Scuola, Enrico Panini: «È un provvedimento iniquo, fortemente discriminatorio, incredibile». L´Unione degli studenti parla di «tomba per l´istruzione pubblica» e i ragazzi di Studenti.net minacciano di «agitare il mondo della scuola».
Plaudono invece maggioranza e mondo cattolico. Il decreto «è un passo positivo e incoraggiante verso la piena parità tra scuola statale e non statale», dichiara monsignor Nosiglia, presidente della Commissione episcopale per l´Educazione cattolica.

L´AGONIA DELLE STATALI
MARCO LODOLI

LA SCUOLA pubblica italiana è un barcone pieno di falle e di toppe, imbarca acqua ogni anno di più e spesso rischia il naufragio. Gli insegnanti si percepiscono da tempo come una classe sociale umiliata e offesa, faticano a ritrovare un ruolo, una dignità, un senso, stentano addirittura a far quadrare i loro modesti bilanci. Vorrebbero poter comprare qualche libro in più e non possono, vorrebbero vedere qualche spettacolo teatrale o qualche concerto, partecipare attivamente al dibattito culturale.
Ma tutto costa, i soldi scarseggiano, e così a poco a poco retrocedono in un´inerzia malinconica, s´insabbiano in una bassa marea psichica. La depressione è dietro l´angolo o già sulle spalle. I corsi di aggiornamento che vengono loro proposti sono aria fritta che avvilisce il pensiero, chiacchiere e teorie senza capo né coda.
Del resto l´ambiente scolastico non aiuta a riprendere forza e coraggio. Gli edifici spesso sono cadenti, cupi, mortificanti. Le aule sono imbrattate di scritte, le serrande crollano come le illusioni e ben presto anche gli alunni percepiscono il clima di decadenza, lo introiettano, lo trasformano in disamore e sfiducia. Ogni anno si dibatte sulla nuova impostazione della scuola, si propongono nuove riforme, ma tutto evapora nell´astrattezza più fumosa.
Non credo che segmentando i corsi in modo diverso o aggiungendo un´ora di inglese alle elementari le cose cambieranno di molto. In realtà bisognerebbe che lo Stato investisse molto più denaro nella formazione dei giovani italiani, altrimenti lo sfacelo sarà inevitabile. Servono palestre efficienti, computer funzionanti, biblioteche dove trovare qualche libro recente e non solo venti copie polverose dei Promessi Sposi. Servono segnali positivi, e servono in fretta, perché l´acqua è già nelle stive e i topi fuggono. E anche perché la nebbia di questa decadenza non riesce a nascondere l´importanza della scuola pubblica, che è il luogo dove i ragazzi apprendono i fondamenti della vita lavorativa e sociale.
Un patrimonio di tutti, ma le cose sembrano andare in tutt´altra direzione. E anche gli investimenti corrono altrove, verso le scuole private. E finiranno per arrivare anche nelle tasche di quelle famiglie che mandano i figli negli istituti cattolici che hanno piscine e campi sportivi, auditorium e belle biblioteche e offrono un buon livello di istruzione. L´aspetto religioso conta pochissimo, a spingere i genitori verso questa scelta non è certo la presenza di una chiesetta all´interno della scuola né l´eventuale quarto d´ora di rosario mattutino. Ciò che conta è soprattutto mantenere i figli all´interno di un gruppo privilegiato, tra ragazzi che dovranno diventare classe dirigente e che si terranno in contatto e si aiuteranno per tutta la vita. Le rette sono salatissime, sono un ostacolo volutamente alto che nessun disgraziato deve saltare, perché verrebbe meno l´assunto di base, che è appunto quello di marcare una differenza e una solidarietà di classe. I centocinquanta o duecento euro che il governo ha destinato a ogni famiglia che voglia iscrivere il proprio figlio in una di queste scuole non basta neanche a pagare i primi quindici giorni di lezione. E´ solo un minimo e inutile sconto fatto ai ricchi e un regalo a questi istituti esclusivissimi, che con questo gruzzolo potranno rifare le poltroncine del teatro o il sistema di depurazione della piscina.
Oppure i soldi pubblici finiranno in un´altra grande parte delle scuole private italiane, quelle che accolgono gli studenti bocciati a ripetizione nelle pubbliche. Queste scuole non hanno confort di alcun tipo, di solito occupano villette di quartieri semicentrali o qualche piano di un anonimo palazzo, hanno aule sbilenche e professori malpagati raccattati qua e là nel grande e disperato mondo della disoccupazione intellettuale. Non offrono sport, cultura o funzioni religiose, non promettono un´educazione elitaria: vendono semplicemente promozioni. I loro denari li investono nei mille cartelloni pubblicitari sparsi per la città che garantiscono tre anni in uno e magari anche quattro, diplomi senza fatica, recuperi miracolosi. Sono piccole associazioni a delinquere, che invece di essere calpestate duramente si moltiplicano come funghi. Se aprite le pagine gialle di Roma o Milano, troverete elenchi infiniti di queste scialuppe di salvataggio per giovani somari. Anche a loro andranno i soldi dello Stato, i nostri soldi?
Temo che ci si avvii a una separazione netta tra superscuole fornite di ogni ben di dio (scuole religiose, d´altronde), destinate a formare gli italiani di prima classe, e scuolette dove tirare a campare, mesti parcheggi per italiani senza troppo futuro. Quello che accade nel calcio, incredibilmente accadrà anche nella scuola: una superlega e un campionato cadetto che non parte. Questo sembra il disegno del nostro governo. A pochi fortunati il meglio, agli altri la televisione, brutte scuole e una pacca d´incoraggiamento sulle spalle.

LO SCIPPO DELL'ISTRUZIONE
NELLO AJELLO

Una povera cosa, tecnicamente parlando. Un atto socialmente discriminatorio. Un´irrispettosa elemosina elargita alla Chiesa (nella speranza di chissà quale contropartita). Uno scippo maldestro ai danni della Costituzione. Una meschina provocazione politica. Da qualunque angolo le si guardi, le sovvenzioni promesse dal ministro Moratti a favore dell´insegnamento privato o - che è in pratica lo stesso - dei suoi utenti non possono suggerire giudizi più benevoli. Da dove cominciare? I primi calcoli dimostrano come sia quasi irrisorio il contributo che incasserà ciascuna famiglia interessata. Quelle che iscrivono i figli alle scuole non statali sono circa il 4 per cento del totale, e certo non rappresentano la media dei redditi domestici nel nostro Paese: formano, comunque, un ceto non catalogabile fra quelli più bisognosi di soccorsi. È perciò un premio indiscriminato, quello che dispensa il ministro. Elargito "a pioggia" e perciò tanto più odioso. Non ne diminuisce il tasso di sgradevolezza sociale il fatto che si tratta, in realtà, di una pioggerella.
Se si guarda alle generali lacune della scuola italiana, e alla penuria di fondi a disposizione per sopperirvi, ogni sia pur modesta emorragia finanziaria procura qualcosa di simile a un trauma. La stessa riforma Moratti, per discutibile o inafferrabile che sia, non ha superato lo stadio di progetto per la mancanza dei fondi che le sarebbero necessari.
Il ministro corre in soccorso della religione? Per supporlo, occorrerebbe avere un´alta opinione della consistenza morale e della saldezza di princìpi dell´attuale classe di governo. Il che è francamente difficile.
Nella media dei suoi esponenti, le ragioni di Mammona travolgono la devozione a Dio (e l´ossequio per chi sulla terra lo rappresenta). Non siamo dunque in vista di un solenne trionfo della Fede, cui andrebbe tutto il nostro rispetto, benché critico. Si assiste, invece, a una piccola vittoria del Privato. Si strizza l´occhio a un ambiente non soltanto borghese - il che va più che bene, figuriamoci - ma del tutto "scristianizzato". Il fatto che le scuole cui è destinato il beneficio siano cattoliche non è importante, al di là dell´uso strumentale che se ne fa. Determinante è che non siano "pubbliche". È questo il dato più appariscente del progetto.
Valeva la pena, per un risultato nei fatti assai misero, suscitare una prevedibile controversia nel Paese e fra gli esperti? Si sarebbe tentati di dire di no, se non si sapesse a quali livelli di destrezza pressoché nevrotica si spinge, negli attuali governanti, il gusto della sfida fine a se stessa.
Quasi a imitazione di certi odiosi personaggi di Giuseppe Gioachino Belli, ciascuno di loro si sente in dovere di intimare ogni giorno ai connazionali e vassalli: "Io sono tutto, e voi non siete un accidente" (in verità il vate romanesco usava un termine assai più pregnante, colloquiale e grassoccio).
Quest´abitudine - evidentemente praticata, nell´estrema modestia delle risorse del suo dicastero, anche da Letizia Moratti - distingue l´attuale destra da tutte quelle che in oltre cinquant´anni l´hanno preceduta. Di rado, anche nelle fasi più deprimenti della nostra vita pubblica, si è potuta lamentare, in alto, una altrettanto assoluta carenza di senso dello Stato. Il timore di venir accusati di laicismo vecchio stile - quasi che lo "stile nuovo" di chi oggi comanda risulti, al confronto, eccelso - non ci vieta di pensare che il caso di cui stiamo parlando è di quelli che più differenziano l´attuale maniera di gestire lo Stato italiano non sono dai migliori modelli della sua tradizione, ma anche dalle linee portanti della carta costituzionale.
Si ha l´impressione che un´Olimpiade a rovescio si stia svolgendo nel nostro Paese: vince chi meglio si distingue nel deprimerne il livello civile.
Se quella in base alla quale la legge sarebbe uguale per tutti è considerata da alcuni un´ipotesi irreale e svanita, come immaginare che un altro - o un´altra - dei concorrenti allo sfascio non prenda a frecciate il principio della non confessionalità della scuola? È stato un atto di coraggio: così, a caldo, il ministro Rocco Buttiglione ha commentato l´iniziativa Moratti. Di coraggio certo ne occorre per lanciare uno schizzo di fango sulle istituzioni italiane. Uno schizzo: non più di tanto, l´abbiamo detto. Ma in casi come questi valgono l´esempio e la testimonianza. Secondo un metro di giudizio oggi in voga nei palazzi del potere, la responsabile della Pubblica Istruzione meriterebbe una medaglia.
Gliela diano. Ma c´è qualcuno - fra coloro che scrivono su quelli che si ritenevano i grandi quotidiani della borghesia italiana - che esterni un minimo di perplessità sulla penosa operazione? Torna in mente una vecchia vignetta di Altan. Cipputi chiede a un suo amico: "Tu sei laico?". "Sì, certo", lo rassicura l´interlocutore. "Ma non praticante".

IL MESSAGGERO

del 4 settembre

I Ds: «Misura incostituzionale»

La Cgil Scuola: nuova tappa verso la privatizzazione dell'istruzione

ROMA - Mentre la maggioranza fa quadrato attorno al decreto Moratti, sostenendo che sancisce il principio di libera scelta educativa, dall'opposizione e dal mondo sindacale si leva un coro di dissensi. Il provvedimento è "sconcertante" per i Ds e "scandaloso" per i Verdi mentre Cgil, Cisl e Uil lo giudicano rispettivamente "discriminatorio", "inaccettabile" e "incredibile". C'è chi parla addirittura di "incostituzionalità".
I toni più forti sono quelli del Cobas scuola secondo cui il decreto è «un osceno regalo della Moratti, ministra della scuola privata». «Al governo interessa solo aiutare la scuola privata», commenta Enrico Panini, segretario generale della Cgil scuola. Che aggiunge: «Il decreto è un'ulteriore tappa nella direzione di privatizzare l'istruzione nel nostro Paese. E' un'inaccettabile discriminazione che oggi rende i ragazzi italiani meno uguali di ieri».
La Cgil, dicendosi «pronta a tutte le iniziative necessarie», ha annunciato la volontà di aprire un confronto comune con le altre organizzazioni sindacali. Da parte sua il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, ha definito il provvedimento "incredibile": «Non ci sono risorse per la scuola pubblica, quella frequentata dal 93 per cento degli studenti, e si interviene sulla scuola privata. Questo provvedimento avvantaggia pochissimi, è una sorta di Robin Hood al contrario». Dello stesso parere il segretario della Cisl scuola, Daniela Colturani secondo cui «non è accettabile un dirottamento delle risorse pubbliche a favore delle scuole private quando si tagliano quelle per le statali».
Dai partiti dell'opposizione, oltre che una bocciatura del provvedimento, giunge anche l'accusa di voler aggirare la Costituzione. «la Moratti - sostiene Andrea Ranieri, responsabile del Dipartimento Sapere dei Ds - propone una sorta di bonus nazionale, ma questo è palesemente anticostituzionale». Permettere un finanziamento a chi manda i propri figli in una scuola privata, infatti, secondo Ranieri, contraddice il "senza oneri per lo Stato" sancito dall'articolo 33 della Costituzionale.
Parole dure provengono anche dai Comunisti italiani secondo cui il provvedimento avrà conseguenze negative per «la formazione dei ragazzi e il futuro del Paese» mentre «è macabro che la Moratti lo abbia definito come un fatto di equità». Per il presidente dei Verdi, Pecoraro Scanio, «il governo sceglie un modello di scuola privata assistita, con la speranza di creare un consenso clientelare, e sfascia l'istruzione pubblica». ( M. Pi. )

IL MANIFESTO

del 4 settembre

Il regalo di Letizia alle private
SARA MENAFRA

30 milioni di euro per i prossimi tre anni scolastici. Sono i soldi con cui il ministero dell'Istruzione e quello dell'Economia rimborseranno le rette delle scuole private a tutte le famiglie che ne faranno richiesta

Non importa cosa dice la Costituzione. Il ministro dell'Istruzione ieri ha deciso che prima di tutto fosse importante tenere fede alla promessa fatta sei giorni fa ai giovani ciellini. Ed insieme al ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha firmato il decreto interministeriale con cui si rimborsano le rette alle famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole private. Il primo vero finanziamento indiretto agli istituti parificati, preso direttamente dalle casse dello stato. Il meccanismo di funzionamento di questo bonus è semplicissimo: entro il 15 settembre tutte le scuole private - o «parificate» come si chiamano dai tempi del ministro Berlinguer - comunicano al ministero dell'istruzione i dati anagrafici degli alunni iscritti. Contemporaneamente consegnano a tutte le famiglie il modulo per il «parziale rimborso» da compilare e riconsegnare alla scuola. Questa a sua volta deve inviare le domande ricevute al ministero dell'Istruzione entro il 30 ottobre. Quindi il Miur pagherà il bonus direttamente alle famiglie, grazie a una pratica convenzione già stipulata con la Poste Italiane Spa.

Per accedere al bonus non ci sono limiti di reddito. Tutte le famiglie, abbienti e non, possono fare richiesta e sperare di ottenere dallo stato il rimborso parziale della retta pagata. Particolare questo, grazie al quale il provvedimento scavalca persino la regione Lombardia, che da qualche anno assegna un bonus simile a quello che arriverà dal governo, ma stabilendo che possano accedervi solo quelle che non superano il reddito massimo di 46mila euro.

L'unica cosa che il testo firmato da Letizia Moratti e Giulio Tremonti non dice è a quanto ammonterà l'assegno in arrivo. Il tetto massimo di spesa prevista, già inserita nella scorsa finanziaria, è di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005. E le famiglie che potrebbero fare richiesta sono circa 300 mila. La maggior parte dei 991.620 studenti che l'anno scorso si sono iscritti a scuole private, frequentano materne ed elementari, entrambe escluse dal provvedimento. Infatti, il regio decreto 156 del 1928, aggiornato ma ancora oggi in vigore, stabilisce che «per l'iscrizione nelle scuole elementari paritarie parificate non possono essere richieste rette scolastiche». Poco male, dato che le scuole elementari e materne sono quelle che da anni ricevono finanziamenti diretti dallo stato.

Che quella dei rimborsi fosse l'unica vera priorità del ministro Moratti, lo dimostra anche la forma burocratica scelta per il provvedimento. Mentre la riforma della scuola è ancora tutta per aria e le immissioni in ruolo dei docenti ancora non arrivano, il ministro si era preoccupato a giugno scorso di inserire in decreto legge «misto» - il 147, uno di quelli in cui ogni articolo riguarda un argomento diverso - anche un articolo, il 13, che consentisse di dare il via ai buoni scuola con un decreto «di natura non regolamentare» come quello firmato ieri. Grazie a questa scelta i buoni scuola passeranno per un binario accelerato e arriveranno nelle tasche delle famiglie che scelgono le scuole private entro la prossima primavera. Tempi contingentati dunque, per quella che Luca Volonté dell'Udc non ha esitato a definire la «la prima volta in cui l'Italia passa dal principio di libertà di scelta ad una prima reale attuazione».

C'è di più. Dato che il decreto interministeriale è una sorta di circolare interna, sul suo contenuto non può pronunciarsi la Corte costituzionale. La legittimità costituzionale, infatti, si valuta solo sulle leggi. Le circolari, invece, non possono essere censurate davanti a un giudice perché «incostituzionali». In linea puramente teorica, quindi, sono solo i ministeri interessati a poter decidere che la circolare firmata ieri non deve essere più applicata. Tanto per capirci, buona parte delle regole peggiori applicate con la legge Bossi Fini sono state stabilite con questo stesso escamotage.

«Ritirate i buoni scuola»
Sindacati indignati. L'opposizione protesta, ma non troppo
SA. M.

Il rimborso per le tasse scolastiche c'è, e non si torno a indietro. Per vedere concretizzato il resto della riforma scolastica, invece, ci vorranno «molti anni». A specificare che i tempi di attuazione della tanto celebrata riforma saranno a dir poco lunghi è stato lo stesso ministro Letizia Moratti, intervistata da Famiglia cristiana. Quest'anno partiranno solo i corsi di inglese previsti per i primi due anni della scuola primaria, dato che almeno su questo punto, il ministero ha provveduto a formare «insegnanti ad hoc». Intanto continua la polemica sui buoni che copriranno le rette delle scuole elementari, medie e del primo anno delle superiori. Tema su cui la sinistra si spende, ma non troppo. Già ieri a protestare contro il decreto interministeriale firmato sono stati, salvo poche eccezioni, personaggi secondari o i rappresentanti regionali dei partiti. Le uniche parlamentari dei Ds a commentare negativamente l'iniziativa sono state Alba Sasso, Giovanna Grignaffini, Maria Chiara Acciarini e Vittoria Franco. Le ultime due, rappresentanti della commissione scuola, hanno anche annunciato che sulla questione faranno una interrogazione parlamentare al ministro dell'Istruzione.

Pierluigi Castagnetti della Margherita, non nasconde che il provvedimento raccolga una vecchia richiesta del suo partito, ma si dice nient'affatto soddisfatto dalla misura: «E' demagogica. Contiene «solo pochi spiccioli». Gli unici a chiedere esplicitamente il ritiro del provvedimento sono stati Verdi e Rifondazione comunista. «Questo decreto è incostituzionale e rappresenta uno schiaffo per la scuola pubblica e una provocazione per gli insegnanti precari snobbati dal governo», ha detto Alfonso Pecoraro Scanio.

Duri i commenti dei sindacati confederali e dei Cobas. Il segretario della Cgil scuola, Enrico Panini, ha promesso che contro questo provvedimento darà battaglia. A dimostrare quanto poco sia piaciuto il blitz della Moratti è il fatto che anche dalla Cisl, il sindacato più vicino ai cattolici, arrivino reazioni sdegnate. «E' un nonsenso soprattutto perché si procede rapidamente su questo versante, mentre non si pensa minimamente a far uscire dalla precarietà la scuola decidendo una volta per tutte le immissioni in ruolo» ha commentato, tra gli altri, Luigi Bifulco della Cisl scuola della regione Campania.

Esultano invece la maggioranza e tutte le associazioni cattoliche che da sempre chiedevano soldi per le scuole private elementari, medie e superiori. Fra tutti monsignor Cesare Nosiglia, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica che considera il provvedimento «un passo positivo e incoraggiante verso la piena parità tra scuola statale e non statale». Ma anche Fabio Garagnani di Forza Italia - il deputato che lo scorso anno propose che fosse il governo a controllare il contenuto dei libri di testo - non stava più nella pelle: «Il decreto apre la strada a maggiore equità e più ampia libertà di scelta».

Sull'annosa questione dei conflitti fra gli insegnanti precari e quelli provenienti dalle scuole di specializzazione, infatti, ieri il ministro Moratti è intervenuto, ma solo per ribadire che non ci saranno concorsi per le immissioni in ruolo: «Con i decreti delegati stabiliremo in che percentuale continueremo ad assumere attraverso le modalità attuali e in che misura attraverso le lauree specialistiche».

L'UNITA'

del 4 settembre

Pirati in classe
di Marina Boscaino

Non smettono veramente mai di stupirci. Non provano nemmeno ad atteggiare i propri comportamenti alla decenza. Si fingono delusi, persino indignati quando metà della società civile e molto più della metà degli insegnanti italiani li accusano di distruggere la scuola pubblica; ma affogano delusione ed indignazione emanando decreti a sostegno della scuola privata.

Asciugano rapidamente le lacrime di coccodrillo strizzando l'occhio ancora umido alle scuole private, girandogli per decreto 90 milioni di euro in tre anni, destinati alle famiglie come parziale risarcimento delle spese sostenute per iscrivere un figlio in uno di quegli istituti. Al contributo potranno avere accesso tutte le famiglie che preferiranno l'istruzione privata, senza alcun limite di reddito.

Precisazione amaramente inutile, dal momento che non risulta che l'utenza di quelle scuole sia rappresentata da figli di operai né di disoccupati.

Perseguono con arroganza il loro progetto, noncuranti delle critiche e della situazione in cui versa la scuola pubblica italiana, che mai come in questo periodo - grazie anche al trattamento che il Governo le ha riservato da 2 anni e mezzo a questa parte - lamenta una tragica mancanza di risorse e di investimenti. Dopo le pagine che "L'Unità" ed altri quotidiani hanno dedicato alla condizione dei docenti italiani, ieri anche il "Corriere della Sera" ha iniziato il suo "Viaggio tra gli insegnanti", a puntate perché la storia e le vicissitudini sono lunghe.

Indubbiamente la drammatica situazione dei precari ha finalmente acceso l'attenzione su un mondo - quello della scuola - del quale per troppo tempo l'opinione pubblica è stata abituata a disinteressarsi, liquidandolo attraverso una serie di luoghi comuni che finalmente mostrano la propria inconsistenza. E loro - Moratti, Tremonti e i loro staff compiacenti - hanno saputo abilmente sfruttare questo disinteresse e la facile rappresentazione dei fatti che ne è scaturita.

Abbiamo assistito ad una recita a soggetto che è andata avanti per tutto questo tempo e che di fatto non ha scosso più di tanto la coscienza civile e la mobilitazione intorno al mondo della scuola: lei promette investimenti a favore della scuola pubblica, debordando negli spazi che l'informazione pubblica e privata le hanno concesso generosamente; l'altro la frena, la smentisce, le fa fare anche qualche figuraccia di troppo: i soldi per la scuola pubblica non ci sono, la riforma non può partire, i tagli previsti dalle Finanziarie - anno dopo anno - parlano chiaro. Il capo, il miliardario ridens, ride un po' meno; un po' sorride, un po' nicchia, un po' giura il suo sostegno alla ministro manager che però, dopo i fasti celebrati per la delega sulla riforma scolastica approvata in marzo ma sostanzialmente priva di contenuti, rimane a mani vuote. Ma non a bocca asciutta; perché continua a recitare cifre pompate sul numero di docenti che durante l'estate hanno sostenuto corsi di aggiornamento per insegnare inglese e informatica alle elementari; continua a bearsi del successo della sperimentazione della riforma, che di fatto è stata un flop clamoroso; continua a rassicurare tutti sulla condizione dei precari, sul tranquillo svolgimento dell'anno scolastico, sull'efficacia della riforma; nonostante le manifestazioni sotto Montecitorio e le classi (spesso malconce) strabordanti di alunni; nonostante, ancora, una riforma che è solo un contenitore vuoto, fatte salve le improvvide deliberazioni in merito all'anticipo, all'abbassamento dell'obbligo scolastico e ai percorsi differenziati tra istruzione e formazione professionale.

Questa recita ha avuto un suo non inaspettato colpo di scena con l'annuncio congiunto di Moratti e Tremonti che i soldi sono stati trovati: per la scuola privata. Non per i precari, non per la disastrata edilizia scolastica, non per il sostegno all'handicap, non per promuovere l'integrazione in una scuola nei fatti sempre più multietnica; e nemmeno per far partire dignitosamente e per tutti il tanto sbandierato insegnamento della lingua inglese.

La nostra Costituzione garantisce la libertà di scelta della scuola senza alcun onere per lo Stato. Da ieri l'onere esiste, sotto forma di "risarcimento" per chi ha deciso di non usufruire del sistema di istruzione che lo Stato mette gratuitamente a disposizione di ciascun cittadino. Questo provvedimento è uno dei tanti atti di pirateria politica di questo Governo; ma, insieme all'immissione in ruolo degli insegnanti di religione, è quello che manifesta in modo più spregiudicato il Moratti-pensiero: libero mercato e privilegi garantiti per gli amici degli amici attingendo alle casse dello Stato; favorire il privato affossando il pubblico.

È per questo che il problema va ben al di là dell'entità dello stanziamento del Governo: i 30 milioni di euro annui per tre anni daranno luogo ad un contributo pro capite di un'entità che dipenderà dal numero delle domande. È probabile dunque che se tutti i (300 mila circa) studenti delle scuole private chiederanno il rimborso, alle famiglie arriveranno delle briciole (circa 100 euro a studente). La cifra, dunque, appare irrisoria persino per l'inflessibile Tremonti che di scuola (pubblica), proprio, pare non volerne sapere. Quella della Moratti è dunque una vera battaglia di principio, volta da un lato a rafforzare il sostegno di Chiesa ed Udc; dall'altro ad affermare la volontà di aprire una fonte di finanziamento per la scuola privata per ora (ahilei!) contenuta, ma destinata (ahinoi!) ad aumentare.

IL SOLE 24 ORE

L'opposizione insorge: violati i principi costituzionali

ROMA - Su un tema ideologicamente "forte" come gli aiuti alla scuola privata si accende lo scontro tra maggioranza e opposizione. Luca Volontè, presidente del gruppo Udc alla Camera, ha sottolineato la coerenza tra programmi elettorali e fatti affermando che «per la prima volta in Italia si passa dal principio di libertà di scelta a una prima reale attuazione». Soddisfazione anche da parte di Mario Mauro, responsabile del dipartimento scuola e università di Forza Italia, per il quale il provvedimento è «uno strumento di equità» e dai giovani di destra che invita la sinistra studentesca «abituata a riempirsi la bocca di belle parole come giustizia sociale», ad andare a lezione privata dal ministro Moratti. Di tutt'altro tenore le affermazioni dei parlamentari dell'opposizione. «Scandaloso. La scuola pubblica - ha commentato Giovanna Grignaffini, capogruppo Ds in commissione cultura della Camera - è alla fame e il Governo stanzia 30 milioni di euro per le paritarie». Il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio parla di «incentivo contro la scuola pubblica». Sottolineano invece la violazione della Costituzione, in particolare dell'articolo 33, i diessini Alba Sasso e Andrea Ranieri.