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DDL Concretezza: la FLC CGIL in audizione alla Camera presenta i suoi emendamenti

Abbiamo chiesto profonde modifiche al provvedimento di legge sulle immissioni in ruolo del personale della scuola, sul concorso DSGA, sul dimensionamento della rete scolastica. Abbiamo inoltre stigmatizzato il ricorso ai soliti accenti denigratori del lavoro pubblico.

13/02/2019
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La FLC CGIL, convocata per mercoledì 13 febbraio 2019 alla Camera, per l’audizione delle organizzazioni sindacali sul DDL 920/18 detto Decreto Concretezza, ha espresso le sue osservazioni critiche avanzando delle proposte di merito con specifici emendamenti al testo.

Se, da un lato, l’articolato mostra la volontà del Governo di voler riaffrontare alcuni problemi (come la stabilizzazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni ed il vincolo al tetto di spesa del 2016 al fondo accessorio fissato dalla Legge Madia, DLgs 75/17), dall’altro propone soluzioni inadeguate conseguenti a un’idea del lavoro pubblico già presenti nei provvedimenti dei precedenti governi, che la FLC e la CGIL avevano contrastato allora e contrastano anche oggi.

In particolare le nostre osservazioni critiche si sono soffermate sui seguenti aspetti:

  1. la definizione del “Nucleo della concretezza”, oltre ad essere un ulteriore onere sul bilancio delle pubbliche amministrazioni, assume i connotati di un organismo di ossessivo controllo come dimostra la possibilità di chiamare in causa anche la Prefettura;
  2. l’introduzione dei controlli biometrici è una pratica intrusiva della privacy degli individui e viola l’articolo 4 della legge 300/70;
  3. sono necessari elementi di distinzione fra la Scuola ed il resto della Pubblica Amministrazione, viste le specificità e le professionalità operanti nelle istituzioni scolastiche alle quali non è sempre possibile adattare provvedimenti pensati per altri settori. Tale distinzione sarebbe di per sé un elemento di semplificazione giacché tutto il personale, compreso quello amministrativo tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche, è chiamato a prestare un servizio finalizzato alla dimensione educativa e non alla dimensione puramente impiegatizia propria delle altre amministrazioni.

Accanto alle proposte emendative abbiamo presentato anche la richiesta di inserire nel testo di legge alcune misure concrete per assicurare il regolare avvio dell’anno scolastico 2019/2020. Queste le richieste punti principali:

  • l’inserimento in una fase transitoria di un concorso riservato finalizzato ad abilitare con procedure semplificate i docenti con 3 annualità di servizio e a consentire agli abilitati di poter accedere immediatamente ai ruoli laddove si esauriscono le graduatorie di merito dei concorsi e le graduatorie provinciali ad esaurimento: serve dare una risposta concreta alle scuole, ai docenti ed alle famiglie, al diritto al lavoro ed al diritto all’insegnamento, alla continuità didattica. La misura è particolarmente urgente e necessaria in considerazione dell’assenza di docenti in molte graduatorie (GM e GAE) e l’elevato numero di cattedre che sono rimaste non assegnate ad inizio anno scolastico. Agli 88.000 posti se ne aggiungeranno altri 60.000 circa per effetto del normale turn-over e delle cessazioni legate a Quota100: è chiaro che le procedure concorsuali definite dal Decreto Dignità e Legge di Bilancio non sono in grado di dare una risposta immediata a quest’emergenza; è altrettanto chiaro che è necessaria una fase transitoria straordinaria.
  • Una procedura semplificata di accesso al prossimo TFA di sostegno per coloro che hanno maturato un servizio sul sostegno.
  •  l’inserimento di una procedura semplificata nel concorso per DSGA (DM 863/2018) per gli assistenti amministrativi che hanno avuto l’incarico di facenti funzioni DSGA per 3 anni: considerata l’esperienza maturata riteniamo, in analogia con il concorso 2018 per i docenti, che sia sufficiente un colloquio con valutazione finale. L’emergenza di oltre 2000 posti vuoti ad inizio anno scolastico (il 20-25% dell’organico complessivo) deve essere risolta con una misura straordinaria che porti alla copertura dei posti di Dsga stabili già dal 1 settembre 2019.
  • attuazione della risoluzione N. 165 (Doc.VII-bis, n. 1) del Senato (luglio 2012) individuando in 900 (e non 1.000) il numero medio di alunni per Istituzione scolastica in modo da garantire stabilità anche di dirigenti e DSGA alle scuole.
  • l’abrogazione del punto 9-quater della lettera j) dell’articolo 13 del DLgs 75/17 (di modifica all’articolo 55-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165) che attribuisce al dirigente della struttura la competenza della procedura disciplinare per l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni al personale docente, educativo e ATA presso le istituzioni scolastiche. Questa richiesta è finalizzata a rendere omogeneo il trattamento dei dipendenti delle istituzioni scolastiche a quello dei dipendenti di tutte le altre amministrazioni pubbliche i cui dirigenti sono competenti solo per le infrazioni di minor gravità, mentre per quelle più gravi si rinvia ad un apposito ufficio per i procedimenti disciplinari.
  • la tutela e sostegno della genitorialità al personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni con figli con invalidità riconosciuta al 100% perché sia loro riconosciuta la priorità nell’assegnazione della sede di servizio nel comune di residenza del figlio, in soprannumero o in posizione di comando.
  • una maggiore flessibilità dell’utilizzo delle risorse a disposizione delle università statali, e specificatamente quelle del fondo accessorio (fino al 30%), per il miglioramento e l’ampliamento dei servizi agli studenti in ragione dei processi di riorganizzazione conseguenti l’applicazione della legge 240/10. Nessun rafforzamento delle Pubbliche Amministrazioni, del resto, sarà efficace se non verrà accompagnato da investimenti per l’ammodernamento tecnologico e da una forte valorizzazione della contrattazione.

Ci saremmo aspettati, alle porte del rinnovo dei Contratti pubblici, scelte politiche di segno diverso con l’obiettivo di rilanciare la qualità dei servizi e del lavoro anziché ridurre, come già è avvenuto in passato, tutto alla linea consueta della lotta ai dipendenti pubblici ritenuti pregiudizialmente fannulloni e demotivati da controllare con le rilevazioni biometriche. Così come ci saremmo aspettati un segnale di cura e di attenzione per riconoscere la specificità dei nostri settori, scuola, università, ricerca e alta formazione, che svolgono un ruolo di primo piano per garantire diritti fondamentali della persona.

È un testo da modificare significativamente se si vuole dare un segnale di cambiamento rispetto alle politiche sbagliate del passato a partire della valorizzazione dello strumento contrattuale.

Per queste ragioni la FLC CGIL si è impegnata a far pervenire alla Camera una serie di emendamenti puntuali per cambiare l’articolato in questione.