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Anche l'Unione degli Studenti solidarizzano con i docenti in sciopero il 12 novembre

Cari docenti, cari lavoratori della scuola, lunedì sarete in piazza per difendere le ragioni di chi lavora nella scuola contro una finanziaria che umilia le speranze di migliaia di docenti italiani, ne peggiora le condizioni di lavoro, colpisce a fondo i loro diritti contrattuali, mette a repentaglio l’efficacia della scuola italiana

09/11/2001
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Cari docenti, cari lavoratori della scuola,

lunedì sarete in piazza per difendere le ragioni di chi lavora nella scuola contro una finanziaria che umilia le speranze di migliaia di docenti italiani, ne peggiora le condizioni di lavoro, colpisce a fondo i loro diritti contrattuali, mette a repentaglio l’efficacia della scuola italiana. Sarete in piazza anche per difendere le ragioni di chi studia, il cui diritto a ricevere una buona formazione, viene compromesso dall’intervento sugli orari e sull'organizzazione del lavoro degli insegnanti. Per questo come studenti crediamo che non vi si possa lasciare soli a difendere una scuola che è si “vostra”, ma tanto più “nostra”, contro chi pensa di perseguire politiche di risparmio a scapito del diritto ad un istruzione di qualità.

Lunedì saremo al fianco, dunque, dei nostri professori che quotidianamente dimostrano il loro impegno, che amano le loro discipline e le fanno amare, che rispettano lo Statuto degli Studenti e cercano di aggiornarsi costantemente, che lavorano con noi per una scuola aperta al territorio e non più autoreferenziale e che accettano di sottoporre a verifica il loro lavoro.

La vostra è una battaglia giustamente “sindacale” per ottenere stipendi di livello europeo e per non vedere ferita la dignità di chi insegna, ma in questo momento, la vostra battaglia ha per noi un valore più grande. Il movimento degli studenti si è battuto in passato per una scuola che eliminasse le distizioni di “classe”, che desse a tutti e a ciascuno opportunità di crescita, che ponesse fine ad una selezione sui più deboli operata dalla dispersione e dall’inesistenza di politiche di diritto allo studio. Ora che una nuova scuola stava per nascere sul terreno dell’autonomia, il governo pensa di gettare la nostra scuola nel passato con la precanalizzazione ad 11 anni, con l’abbassamento artificioso dell’obbligo scolastico, con la separazione netta fra chi ha diritto a studiare e di deve invece lavorare, con i tagli in finanziaria. A muoverli c’è un’idea di mondo e di società da respingere. Anche per questo lunedì saremo con voi.

le studentesse e gli studenti
dell’Unione degli Studenti

Roma, 9 novembre 2001