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A proposito di scelte scolastiche precoci: alcuni dati OCSE che fanno riflettere

Quando il ministro della pubblica istruzione Moratti decretò lo stato di emergenza della scuola italiana e ci allarmò sui ristretti margini di tempo per frenarne l’irreversibile declino, tra i dati che portò a sostegno della propria tesi ci furono gli esiti della ricerca sui risultati scolastici degli alunni (PISA), condotta dall’organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)

14/02/2002
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Quando il ministro della pubblica istruzione Moratti decretò lo stato di emergenza della scuola italiana e ci allarmò sui ristretti margini di tempo per frenarne l’irreversibile declino, tra i dati che portò a sostegno della propria tesi ci furono gli esiti della ricerca sui risultati scolastici degli alunni (PISA), condotta dall’organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). In effetti, i risultati di tali ricerca, che ha interessato 250.000 studenti quindicenni appartenenti a 32 paesi, hanno collocato gli studenti italiani al disotto del livello medio OCSE, sia per quanto riguarda la lettura e la comprensione del testo scritto (20° posto) sia per la matematica (24) e le scienze (22). Risultati che evidenziano alcuni problemi della scuola italiana, più volti denunciati anche dalla Cgil scuola: da un lato il fatto che la garanzia all’accesso non significa garanzia al successo formativo, dall’altro la necessità di rivedere curricoli e saperi, le metodologie didattiche, il modo complessivo di fare scuola. Infatti, il programma PISA, più che valutare le conoscenze nei campi disciplinari indagati, si è soffermato sulle capacità di orientamento, d’interpretazione, di trovare soluzioni, insomma su quelle capacità essenziali per affrontare le sfide della società della conoscenza.

I fatti non si possono negare, né sarebbe utile farlo. Quello che, però, sarebbe utile analizzare con maggiore attenzione sono alcune considerazioni fatte dai ricercatori dell’OCSE e confrontarle con i "processi riformatori" avviati dal governo .

I paesi dove è più forte il gap tra i livelli alti e bassi e tra le tipologie di scuola sono quelli come la Germania ( occupa una posizione al di sotto della media OCSE), che differenziano in età precoce tra tipologie e programmi scolastici

Il livello culturale e socioeconomico delle famiglie, insieme con la qualità del servizio scolastico, è uno dei fattori che più influenza i risultati scolastici, ma le differenze sono meno pronunciate in alcuni paesi piuttosto che in altri. Così Canada, Finlandia, Islanda, Corea e Svezia mostrano un alto livello di risultati in tutti i campi e uno scarso impatto delle condizioni sociali sul risultati. Il contrario avviene nella repubblica Ceca, in Germania, Ungheria e Lussemburgo, paesi dove la scelta precoce è anche scelta di censo.

In tutti i paesi le ragazze comprendono meglio un testo e sono più brave negli esercizi che richiedono maggiore riflessione. Al contrario, i ragazzi ottengono migliori risultati in matematica, soprattutto perché più presenti nei livelli alti. Le differenze più o meno significative nei risultati tra maschi e femmine nel campo della lettura riflettono la capacità di un paese di provvedere ad un ambiente di apprendimento o a contesti culturali più ampi, che coinvolgano entrambi i generi, o di abbattere stereotipi culturali come quello dello scarso interesse delle ragazze per la matematica

Un atteggiamento positivo verso l’apprendimento è importante al fine di conseguire buoni risultati e merita attenzione. L’ambiente d’apprendimento e la relazione educativa sono centrali. L’Italia occupa il quinto posto nella graduatoria dei paesi con quindicenni riluttanti ad andare a scuola (il 38%)

C’è un’associazione, ma non una garanzia, tra livelli medi di spesa più alti per studente e risultati più elevati in tutte tre le aree.

Roma 14 febbraio 2002