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A proposito dell'intervento di Mario Pirani sull'esame di stato

Di seguito pubblichiamo, volentieri, l’articolo di Mario Pirani, apparso su Repubblica di oggi 3 giugno 2002, sulla nuova formula degli esami di stato

03/06/2002
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Di seguito pubblichiamo, volentieri, l’articolo di Mario Pirani, apparso su Repubblica di oggi 3 giugno 2002, sulla nuova formula degli esami di stato. Condividiamo pienamente le argomentazioni di Pirani, visto che proprio perché le ritenevamo e continuiamo a ritenerle più che valide, abbiamo scioperato il 12 novembre scorso contro la finanziaria, da soli sul fronte confederale. Abbiamo prodotto iniziativa nel corso di questi mesi su questo tema, non ultima l’8 aprile scorso, quando abbiamo dedicato una giornata proprio agli esami di stato. Come egregiamente sostenuto da Pirani, in discussione c’è il valore legale del titolo di studio e più in generale il significato profondo della scuola pubblica, del suo percorso e dei suoi esiti finali. In sostanza, seppure le motivazioni siano state di carattere finanziario, ciò che questo governo e questo ministro vogliono mettere in discussione è proprio il ruolo e il valore della scuola della Repubblica. Per giunta al danno si aggiunge ora la beffa: le risorse impegnate in finanziaria per coprire le spese comunque necessarie sono gravemente insufficienti, per ammissione dello stesso ministero, che ora deve ricorrere ad uno stanziamento ulteriore, doppio rispetto a quello previsto in finanziaria, senza chiarire peraltro la fonte di finanziamento. Insomma, è triste constatare di aver visto giusto: avremmo preferito essere cattivi profeti e essere smentiti nei fatti da un Ministro, che, pur agendo in senso contrario, non smette di dichiarare di avere a cuore i destini della scuola della repubblica. Di quale repubblica, verrebbe da chiedere?

Roma, 3 giugno 2002
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Esame di Stato una fine annunciata

Il 19 giugno circa mezzo milione di alunni delle scuole secondarie affronteranno un esame di maturità praticamente virtuale, sostanzialmente inutile, dato che i commissari saranno i medesimi insegnanti interni che quindici giorni prima li avranno già scrutinati, a conclusione dell´anno scolastico. Malgrado gli appelli, Letizia Moratti non ha, infatti, accettato di ritornare sulla decisione d´affidare gli esami a commissioni tutte interne (il presidente esterno è unico per ogni istituto e, quindi, con una presenza del tutto formale), decisione motivata dal risparmio di 200 miliardi. Non sottovalutiamo, peraltro, le preoccupazioni economiche di un ministro con vocazioni manageriali, probabilmente autogiustificato, in cuor suo, a tenere poco conto di una prova di valutazione che anche lo scorso anno aveva portato a promuovere il 96 per cento dei candidati.
Ma, invece di rimontare la corrente lassista, il ministro l´ha secondata. Bisogna, per contro, ribadire che, fra i tanti motivi a difesa di un esame di Stato, permane il fatto che esso garantisce parametri nazionali comparabili, sia nell´insegnamento pubblico che in quello privato. Con commissari interni ogni istituto diviene autoreferenziale e questa logica avrà effetti ancor più distorsivi nella scuola privata, ancorché paritaria, dove l´iscrizione comporterà, d´ora in poi, il diploma assicurato alla fine dei corsi. Val la pena in proposito di ricordare che, anteriormente alla riforma Gentile (1923), don Sturzo e il Partito popolare rivendicavano l´esame di Stato per garantire l´eguaglianza tra studenti delle scuole pubbliche e studenti delle scuole cattoliche private, i soli a quei tempi a dover sostenere gli esami finali di fronte a esaminatori esterni. Naturalmente non fu solo questo l´assioma in base al quale Gentile introdusse l´esame di Stato.
Tre furono i criteri (li ricorda in un bel saggio sull´argomento Angela Martini su "Scuola e città", n. 11, 1998): il primo era quello d´assicurare il rigore e la selezione negli studi attraverso il principio del controllo indipendente (come sostenne in proposito anche Gaetano Salvemini "appaltatore" e "collaudatore" non potevano coincidere nel medesimo soggetto); il secondo corrispondeva ad una esigenza di pari selezione tra alunni delle scuole pubbliche e private, tutti esaminati da docenti statali, scelti con pubblico concorso; il terzo aspirava a stimolare, per effetto di una verifica oggettiva dei risultati, la emulazione e competizione tra i diversi istituti scolastici.
Con il Concordato e con i successivi compromessi tra regime fascista e Chiesa cattolica lo spirito che animava questi principi cominciò a vacillare, tanto che nel 1942 stava per essere vanificata l´estraneità degli esaminatori. Il conflitto impedì l´attuazione di questa controriforma che oggi, purtroppo, torna di attualità. Con la caduta del fascismo l´esame di Stato assunse, anzi, rilevanza costituzionale (art.33), tradottasi in una legge che ribadì il principio della estraneità dei commissari.
Ciò detto, va tenuto ben presente che l´esame di Stato ha un senso in quanto rappresenta la certificazione che, a eguale diploma, corrispondano, in linea di principio, eguali competenze. Questo presuppone la assoluta neutralità da parte di chi esamina nonché medesimi criteri di valutazione, così da rendere comparabili i giudizi. Di qui deriva il valore legale del titolo di studio. Se, invece, si vuol abolire il valore legale del titolo di studio sta probabilmente qui l´intento del centrodestra allora lo svuotamento dell´esame di Stato acquista una pregnanza che merita una profonda discussione sul futuro, sotto questa luce, delle giovani generazioni. Abolito il valore del titolo, la qualifica professionale verrebbe, infatti, "riconosciuta" non dallo Stato ma direttamente dal mercato, sulla base della frequentazione di scuole d´eccellenza, necessariamente private, selettive all´ingresso oltre che alla conclusione, di altissimo livello e costo. I meno abbienti si dovrebbero accontentare di scuole di second´ordine, prive di filtri.
In Europa questa linea, tipica degli Stati Uniti, è stata finora nettamente respinta. Tanto per fare due esempi: in Francia l´esame di baccalaureato è nazionale, con commissioni esterne e prove scritte rigorosamente anonime; in Inghilterra tutte le certificazioni, riconosciute sul territorio nazionale, sono rilasciate da organismi indipendenti esterni alle scuole (Examination Boards, ecc) che nominano gli esaminatori, stabiliscono gli standard per la preparazione, correzione e valutazione delle prove d´esame. Difficile credere che la Moratti stia solo risparmiando 200 miliardi.