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#PERCHENOINO?

FLC CGIL e ADI promuovono una petizione per il riconoscimento l'indennità di disoccupazione ad assegnisti di ricerca, dottorandi e borsisti di Università ed Enti di Ricerca

08/05/2015
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La nuova indennità di disoccupazione DIS-COLL per collaboratori coordinati e continuativi e a progetto rischia di escludere assegnisti di ricerca, dottorandi e titolari di borse di ricerca: circa 60.000 persone che costituiscono la porzione più precaria dei ricercatori dell'Università e degli Enti. Lo abbiamo denunciato più volte fin dall'emanazione del decreto istitutivo di tale misura.

Si tratterebbe di un'esclusione inaccettabile e insensata perché rivolta ai soggetti più vulnerabili, che peraltro versano i contributi alla Gestione Separata esattamente come cococo e cocopro.

FLC CGIL e ADI promuovono una petizione per chiedere il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione DIS-COLL ad assegnisti di ricerca, dottorandi e titolari di borse di studio. È una questione di diritti e una questione di cittadinanza.

Di seguito il testo della petizione che si può firmare qui

Perché noi no?
 Assegnisti di ricerca, dottorandi e titolari di borse di studio rivendicano il diritto all'indennità di disoccupazione

Siamo assegnisti di ricerca, dottorandi, titolari di borse di studio: forme contrattuali che costano poco all'Università o agli Enti, ma producono tanto e buon lavoro di ricerca. Su di noi si sono scaricate le peggiori scelte della politica. I tagli all'Università di questi anni sono stati tagli ai nostri diritti; il blocco del turn over ha partorito i nostri contratti precari e ci chiude le porte dell'accademia; la riforma Gelmini ha disegnato un'Università povera e precaria, dentro la quale noi facciamo la parte dei più poveri e più precari.

La riforma disposta con il Jobs Act ha introdotto un'indennità di disoccupazione per collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, la DIS-COLL. Ma anche questa volta noi corriamo il grave rischio di rimanere fuori. Eppure anche i nostri contratti sono precari, eppure anche noi versiamo i contributi alla Gestione Separata INPS, eppure anche il nostro è un lavoro. Un lavoro prezioso.

Perché tenere fuori dal sistema di protezione sociale decine di migliaia di persone già sottoposte a condizioni contrattuali ed economiche di precarietà e che, nonostante questo, contribuiscono con passione alla crescita e allo sviluppo del nostro Paese?

Il nostro lavoro, quello che sta dietro il progredire della conoscenza, è spesso invisibile. Eppure ci siamo: quasi il 50% dei ricercatori delle Università italiane è precario nelle molteplici forme della precarietà accademica. Il nostro lavoro spesso non è riconosciuto: negli ultimi 10 anni più del 93% dei ricercatori precari è stato espulso dall'Università. Analoga la situazione che viviamo negli enti di ricerca dove il numero degli assegnisti è cresciuto costantemente negli anni in evidente sostituzione di contratti stabili, e la loro anzianità è in molti casi decennale.

I nostri redditi sono bassi, lo certifica l'INPS. Abbiamo pochi diritti e scarsissime tutele e quando il nostro contratto scade non ci vengono riconosciuti né gli ammortizzatori sociali, né altre forme di sostegno al reddito.

Chiediamo che ci venga riconosciuto il diritto all'indennità di disoccupazione DIS-COLL quando scade il nostro contratto. Chiediamo al nostro paese di riconoscere il nostro lavoro e i nostri diritti.