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Violenza contro le donne. Che resta se sporchiamo anche l’amore?

Un gruppo di scrittrici per ragazzi aiutano gli adolescenti a capire cosa significa “amare”.

25/11/2013
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In una vignetta di Sergio Staino pubblicata sulla “Conoscenda 2014” della FLC CGIL una donna dice all’altra: “Ho molti amici uomini ma nessuno che mi ami veramente”. L’altra pacata le risponde: “Meglio. Non ho mai sentito un uomo dire: ‘L’ho ammazzata per troppa amicizia’”.

In effetti in molti casi gli uomini che uccidono le donne si giustificano con queste parole: “L’ho uccisa per amore”. È possibile: solo bisognerebbe aggiungere: “No, per una concezione assurda e sbagliata dell’amore”. Straordinariamente lodevole pertanto il libro Chiamarlo amore non si può, pubblicato dalle edizioni Mammeonline (Foggia, 2013, pp. 184, € 13,00) che raccoglie 23 racconti di scrittrici italiane in ognuno dei quali è portato in primo piano la violenza contro le donne. Il libro è destinato a un pubblico giovanile, a ragazzi e a ragazze, affinché coloro che si affacciano oggi alla vita imparino a capire cos’è il vero amore. Se perfino l’ONU ha riconosciuto che la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte e di invalidità delle donne nel mondo, significa che questo è forse uno dei problemi più grandi della terra. Ogni quattro anni, scrive Daniela Finocchi nella postfazione al volume, il numero delle donne vittime di violenza supera quello delle vittime dell’olocausto. Pare incredibile.

Un libro dunque per tutti, ma in primo luogo per i giovani, perché occorre il cambiamento profondo della mentalità e la formazione di una nuova coscienza se si vuole che anche il mondo cambi. Il principio è semplice: l’amore, quello vero, è rispetto per l’altro e per le sue scelte, in nessun caso è sopraffazione. Le 23 storie, pur trattando un tema tanto delicato, riescono a mantenersi sul filo della leggerezza. La letteratura, si sa, deve emozionare e spingere allo stesso tempo alla riflessione. Brave le autrici che sanno indicare cos’è un amore pulito.