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8 marzo 2015: fate i conti con le donne

Vent’anni dopo la Conferenza di Pechino, sono troppe le promesse non mantenute che marcano la diseguaglianza delle donne. La denuncia e le iniziative della Confederazione internazionale dei sindacati

07/03/2015
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50x70_disuguaglianza (300 x 420)-2Simbolicamente rappresentata da una bilancia sui cui piatti siedono un uomo e una donna e che pende pesantemente dal lato dell’uomo, la giornata dell’8 marzo di quest’anno è dedicata alle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro. Uomini e donne non hanno ancora lo stesso “peso” e nell’ambito del mondo del lavoro, afflitto dalle politiche di austerity e dalla crisi globale, a pagare di più sono come al solito le donne.

Tante saranno le iniziative sindacali italiane e internazionali, che caratterizzeranno questa giornata e tutte o quasi, guardano al 1995 quando si svolgeva a Pechino la IV Conferenza mondiale sulle donne che stabiliva una Piattaforma d’Azione che è subito diventata il testo politico più rilevante e tuttora più consultato dalle donne di tutto il mondo. Il documento, infatti, contiene una lista di obiettivi strategici che governi, organizzazioni internazionali e società civile devono perseguire per rimuovere i principali ostacoli al miglioramento della condizione femminile all’interno dei vari paesi e prevede una verifica ogni cinque anni dei progressi nell’attuazione del programma per ogni Stato che l’ha sottoscritto.  

A giugno 2014 il Governo italiano ha inviato il proprio rapporto quinquennale all’ONU, ma il quadro che ne emerge rappresenta solo parzialmente la realtà che vivono ogni giorno le donne italiane, tant’è che donne dei sindacati, in primo luogo la CGIL, di varie organizzazioni per la promozione dei diritti umani, associazioni, ONG e singole esperte di genere hanno redatto un loro rapporto “Pechino 2009-2014” per valutare le scelte politiche e i processi messi in atto dalle autorità italiane in merito alle 12 aree critiche individuate dalla Piattaforma. Un documento dal significativo sottotitolo: “Cosa veramente è stato fatto in Italia” in cui si segnala un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Europa, un elevato livello di povertà femminile soprattutto nelle famiglie monoparentali, nonché l’aggravarsi della condizione delle donne a causa del progressivo assottigliarsi del sistema di welfare.

Ma la piattaforma è al centro anche del dibattito internazionale e sarà anche protagonista della 59° sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne, che si aprirà il 9 marzo a New York proprio per fare il punto su Dichiarazione e Piattaforma d'Azione di Pechino. La Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC), che parteciperà ai lavori, ha diffuso una dichiarazione, condivisa dall’Internazionale dell’Educazione e dall’Internazionale dei Servizi Pubblici, in cui denuncia che la maggior parte delle promesse della “Piattaforma d’Azione” non sono state mantenute e che le misure di austerità introdotte in risposta alla recente crisi economica stanno avendo un impatto enorme sulle donne e sulle ragazze. Il 70% dei poveri nel mondo sono donne e nel lavoro restano scarsamente retribuite e impiegate in occupazioni instabili e precarie. L’ITUC chiede dunque ai Governi di adottare con urgenza misure che diano attuazione alla Piattaforma di Pechino: investimenti mirati e riforme del lavoro volte a costruire un mercato del lavoro inclusivo che assicuri la parità di accesso delle donne a un lavoro retribuito e dignitoso, che includa la rappresentanza delle donne nei processi decisionali e l’accesso a servizi pubblici e a un’istruzione di qualità.

Anche in un altro documento, quello della Confederazione Internazionale dei sindacati per la IV Marcia Mondiale delle Donne si sottolinea come a vent’anni da Pechino le sfide rimangano considerevoli se si pensa ad esempio, che l’adesione delle donne al sindacato è in media del 40% e che tuttavia esse occupano soltanto il 15% delle posizioni di responsabilità nelle loro organizzazioni.

Insomma, la strada verso l’uguaglianza nel lavoro sembra ancora lunga seppur lastricata di buone intenzioni e l’invito dell’Internazionale dei sindacati per questo 8 marzo non è più quello di tener conto delle donne o semplicemente di contare su di esse ma di “Fare i conti con le donne”, nell’economia, nella forza lavoro, nell’assunzione di decisioni e nelle posizioni di responsabilità, fate i conti con noi!