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Legge di Stabilità 2015: il nostro commento

Tagli a scuola, università, ricerca e Afam pubbliche. Contratti pubblici al palo fino al 2018. Le assunzioni dei docenti nella scuola, che sono un atto dovuto, non mitigano la durezza delle altre misure sul personale dei settori della conoscenza. Le ricadute negative su studenti e cittadini.

31/10/2014
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La legge di stabilità 2015, firmata dal Capo dello Stato il 21 ottobre scorso, è stata inviata alle Camere per la discussione. Ecco il nostro commento sui suoi effetti nei comparti della conoscenza.

Le norme finanziarie in essa contenute hanno come obiettivo quello di assicurare il pareggio di bilancio per i prossimi anni pur aumentando il deficit. Si tratta di una manovra dal classico sapore elettorale: tagli delle tasse, incentivi alle imprese, taglio della spesa pubblica e nessun investimento dello stato nei settori strategici. Una ricetta di cui è già sperimentato il fallimento. L’opposto di ciò che servirebbe al paese.

Molti dei tagli previsti riguardano il sistema della conoscenza.

Leggi il nostro commento analitico al disegno di legge

Scuola

L'aspetto positivo, rappresentato dalla costituzione del fondo scuola destinato all'istituzione dell'organico funzionale e la conseguente assunzione di circa 148.000 docenti, non mitiga i tanti aspetti negativi che colpiscono il lavoro pubblico e i diritti dei cittadini. Per questi ultimi ogni taglio equivale a una sottrazione di prestazioni essenziali (scuola, sanità, sicurezza, diritto allo studio). È un intervento legislativo coerente con la complessiva politica del Governo Renzi che, sulla stessa scia dei suoi predecessori, impone tagli lineari ai servizi pubblici, blocco dei contratti, delle retribuzioni e del turn over in molti settori della PA. Anche le bugie sono - più o meno - le stesse che avevamo ascoltato in passato. Un esempio? Si dice che la scuola non si tocca e invece subisce un taglio di quasi 400 milioni, mentre quella non statale continua ad essere sostenuta, con il conseguente licenziamento di molti precari, Ata e docenti.  Al personale in servizio presso le scuole italiane all'estero è riservato un aumento vertiginoso della tassazione. Non è certo questa la via maestra per raggiungere l'equità fiscale.

Un trattamento migliore lo hanno le scuole non statali, a cui vanno altri 200 milioni,  che, in questi sciaguratissimi anni di tagli all'offerta formativa statale, continuano a mantenere il loro serbatoio di risorse pubbliche.

Università

Per le università si mitiga il taglio già previsto di 170 milioni di euro per il 2015, ma le risorse aggiuntive vengono assegnate sulla base di criteri “premiali” molto discutibili nei loro presupposti di fondo che servono solo ad aumentare un divario determinato da più ragioni geografiche che da requisiti qualità. Allo stesso tempo si introduce un nuovo taglio mascherato, però, da riduzione delle spese per acquisti di beni e servizi. La condizione ormai drammatica dei nostri atenei continuerà a produrre danni per primi agli studenti, penalizzati anche dal restringimento del diritto allo studio che rischia di subire un nuovo colpo con la riduzione delle risorse a disposizione delle regioni. Anche il personale, sia tecnico-amministrativo sia docente, è penalizzato da condizioni di lavoro in continuo peggioramento sul piano sia professionale che salariale. Si conferma, infine, il blocco del reclutamento che provocherà una vera e propria  emergenza nei nostri atenei perché sono ormai imminenti le scadenze di migliaia di assegni e contratti a termine a causa delle assurde norme della legge 240/10.

AFAM

Per l'alta formazione artistica e musicale si prospetta una sorta di gioco delle tre carte con una riallocazione di risorse all'interno del comparto che, però, non servirà a rilanciare istituzioni ormai allo stremo. Pur apprezzando la conferma degli stanziamenti in favore degli istituti superiori di studi musicali e delle accademie finanziate degli enti locali, riteniamo che il caos del settore ormai abbia raggiunto quasi un punto di non ritorno così come la condizione del personale.

Enti pubblici di ricerca

Per la ricerca mentre, da una parte, il Senato approva una risoluzione che disegna finalmente il sistema da tutti invocato, la realtà è fatta ancora di tagli e accorpamenti senza progetto. La riduzione delle risorse del fondo ordinario degli enti vigilati dal Miur, la nascita della nuova agenzia della ricerca in agricoltura con l’accorpamento dell'Inea al CRA, e i tagli ai ministeri che si scaricano sugli enti vigilati, o del pesante taglio di 50 milioni all’INAIL, confermano che il verso è sempre lo stesso. E nel verso sbagliato va anche il credito di imposta per R&S, quando servirebbero molto di più investimenti diretti dello Stato in scienza e tecnologia per orientare la specializzazione produttiva su beni ad alto valore aggiunto e sostegno alle nostre infrastrutture pubbliche.   

Si conferma, quindi, il giudizio negativo sull’insieme di queste misure già contenuto nel comunicato stampa del segretario generale del 10 ottobre scorso.

Si rafforzano le ragioni della manifestazione unitaria dell'8 novembre per rivendicare il diritto di oltre 3 milioni di lavoratori pubblici al rinnovo del contratto, all’aumento di retribuzioni ferme da 5 anni e il diritto di tutti al rilancio dei settori pubblici e della conoscenza.

Le norme della legge che riguardano il sistema della conoscenza sono illustrate e commentate nella scheda allegata.

La FLC CGIL porrà, nel dibattito che si aprirà in vista dell'iter parlamentare, la centralità del lavoro pubblico e dei sistemi della conoscenza come risorse strategiche per dare un futuro al nostro Paese.