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Legge di bilancio: servono più risorse per la conoscenza

Francesco Sinopoli ai microfoni di RadioArticolo1: “La legge di stabilità deve far fronte alle lacune, con investimenti mirati al comparto, inclusi i rinnovi contrattuali. Nella giornata di mobilitazione del 12 dicembre rivendicheremo le richieste di università e ricerca”.

07/12/2019
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Da rassegna.it

Il decreto scuola e ricerca del governo, i risultati dell’indagine Ocse-Pisa sugli studenti italiani, le mobilitazioni dei sindacati confederali, i rinnovi dei contratti pubblici. Questi, gli argomenti dell’intervista a Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL, realizzata da RadioArticolo1.

“Il decreto dell’esecutivo ha introdotto norme che non rientravano nell’accordo del 1° ottobre scorso siglato da Miur e sindacati di categoria, come la contrattazione sulla mobilità del personale della scuola. Ciò è molto grave, perché si fa un passo indietro rispetto all’ultimo contratto, in quanto quella è materia di contrattazione, su cui ora s’interviene per legge. Altro aspetto negativo, il percorso riservato ai lavoratori che svolgono funzioni di direttore dei servizi tecnici, per i quali era previsto un corso ad hoc che è stato cancellato, provocando la mobilitazione dei diretti interessati da più di un mese. Un pasticcio anche per quanto riguarda i diplomati magistrali, per i quali il nodo è garantire la continuità lavorativa, ma si sta studiando per trovare una soluzione a tale problema. È una partita complicata, ma ci faremo sentire nel passaggio al Senato, affinché vengano prese in considerazione le nostre proposte emendative”, ha affermato il dirigente sindacale.

“Del resto, anche l’intesa del 1° ottobre è stata solo in parte recepita - il concorso riservato per 24.000 persone -, mentre siamo in attesa che si avviino i corsi di abilitazione e formazione previsti, che avrebbero dovuto camminare assieme al decreto. Necessariamente, la legge di stabilità 2020 dovrà far fronte a queste lacune, con investimenti mirati al comparto della conoscenza. Dovremo lottare per questo, e la giornata di mobilitazione del 12 dicembre rivendicherà una parte importante delle richieste dell’università e della ricerca. Non ci sono più tagli, ma non si può parlare di discontinuità con il passato, perché non ci sono neanche gli investimenti sufficienti per settori che sono strategici per il Paese. Dall’altro versante, c’è una carenza di fondo più specifica, che attiene al rinnovo contrattuale: anche qui, le risorse a disposizione sono insufficienti per aprire una trattativa; il grosso è stato stanziato, ma occorre fare uno sforzo in più”, ha continuato il sindacalista.

Il 9 dicembre inizierà un confronto a Palazzo Chigi sul rinnovo dei contratti pubblici. “In quella sede, verificheremo anche la disponibilità del governo ad aumentare i fondi da impegnare per il CCNL “Istruzione e Ricerca”. Poi bisognerà affrontare la questione di come modificare una normativa - la legge Brunetta - che per anni ci ha impedito di contrattare l’organizzazione del lavoro e quindi d’intervenire su altri versanti che ci dovrebbero consentire di fare un buon contratto. Intanto, per il 16 dicembre è confermata la mobilitazione dell’università, e molto probabilmente il giorno seguente ci sarà un’iniziativa nazionale unitaria dei sindacati della scuola sulla legge di bilancio nel suo complesso e sulle misure che attengono al settore”, ha proseguito l’esponente Cgil.

“La bocciatura delle politiche scolastiche italiane degli ultimi vent’anni, che si evince dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa, deve far riflettere su tutte le cose sbagliate attuate dai governi che si sono succeduti, sui ritardi che ha la scuola nel rispondere a studenti che hanno caratteristiche diverse da quelli di trent’anni fa. In questo caso, però, le responsabilità non sono tanto della scuola, ma del Paese. Bisogna anche ragionare di quanto incide il contesto sociale sulle capacità di apprendimento degli studenti, avendo un Paese con tassi di analfabetismo di ritorno, dove soprattutto aumenta l’incapacità di comprendere quello che accade attorno a noi e quindi di scegliere consapevolmente di essere cittadini critici e democratici. Perciò, è chiaro che la scuola potrebbe fare di più, ma bisognerebbe mettere al centro la questione democratica, collegandola al sapere e alla conoscenza fra le priorità”, ha concluso Sinopoli.