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Le strade dell’apprendimento e della creatività. Dialogo tra neuroscienze, pedagogia e politica

Grande partecipazione ai lavori del convegno del 16 ottobre “Neuroscienze Pedagogia Creatività. Le conoscenze che la scuola non sa”. Una discussione inedita da approfondire.

20/10/2015
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È stato un evento davvero straordinario il convegno che si è svolto venerdì 16 ottobre, organizzato da FLC CGIL, Proteo Fare Sapere ed Edizioni Conoscenza.

Un convegno, all’interno di una scuola romana (IIS “Leonardo da Vinci” in via Cavour, 258), dal titolo "Neuroscienze Pedagogia Creatività. Le conoscenze che la scuola non sa" che ha visto un’ inaspettata massiccia partecipazione di molti insegnanti di ogni ordine e grado, e di persone che, a vario titolo, si occupano di educazione e formazione.

Le neuroscienze, da ramo della biologia, sono attualmente diventate un campo interdisciplinare da cui la scuola non più prescindere: apprendimento, attenzione, memoria, linguaggi, sono materia delle neuroscienze. Non si può più far finta di non sapere che l’ambiente, le emozioni, le motivazioni inducono significative modifiche nel funzionamento del cervello e nell’apprendimento. Molti dei cosiddetti “disturbi di apprendimento”, che spesso portano ad abbandonare la scuola, possono essere superati proprio tenendo presenti questi aspetti.

convegno-6Il dibattito, introdotto da Anna Villari, rappresentante della casa editrice Edizioni Conoscenza, si è aperto con un’interessante conversazione - coordinata da Ermanno Detti, scrittore - tra lo psicobiologo Alberto Oliverio e il pedagogista Massimiliano Fiorucci (Università Roma Tre), esperto di educazione interculturale.

I due studiosi hanno cercato degli argomenti in comune, e uno dei più significativi è stato quello di ritenere che affinché la scuola possa essere per tutti gli studenti un’esperienza positiva, è necessario un clima scolastico accogliente, stimolante, interculturale e degli stili educativi che siano coerenti nei metodi e nei contenuti. A livello scolastico (e non solo lì) sono le esperienze concrete, il fare insieme (musica, giochi, linguaggi vari) che si son rivelati dei potenti elementi unificanti per il gruppo classe, proprio perché sono attività che riducono le distanze tra mente-corpo ed emozione-razionalità che non sono assolutamente in contrapposizione.

La tecnologia che, indubbiamente, facilita la comunicazione e le informazioni a distanza, non è per Oliverio uno strumento unificante perché c’è bisogno di rapporti concreti e non virtuali. Più possibilista Fiorucci che salva i mezzi tecnologici interattivi, proprio perché non subìti, anche se riconosce che sia indispensabile una formazione, in primo luogo degli insegnanti, per l’utilizzazione dei nuovi media.convegno2

Sul problema della formazione sono intervenuti dal pubblico alcuni insegnanti che hanno denunciato la solitudine in cui si trovano e gli strumenti inadeguati di cui dispongono di fronte alle complessità della società. Gli insegnanti sono mediatori culturali e in quanto tali hanno bisogno di formazione continua.

La relazione del neuroscienziato Mauro Maldonato ha ruotato sulla Creatività. Luoghi segreti e luoghi comuni. Frontiere che si frantumano. Affinché abbia luogo il processo della creatività, si deve rinunciare alla consapevolezza a favore dell’intuizione così come avviene per l’espressione artistica, per l’improvvisazione musicale o teatrale, per la scienza.  Il pensiero creativo rompe il cerchio oppressivo della razionalità e la frantuma in diverse microcoscienze la cui sintesi è rappresentata dall’io.

Francesco D’Assisi Cormino, formatore, nel suo intervento Me e te. L’andirivieni nella relazione, citando Freud, annovera tra le professioni impossibili, quella dell’educare (le altre due sono: guarire e governare). Nella difficile arte di educare bisogna trovare il giusto equilibrio tra l’individuale e il sociale, tra le dimensioni cognitive e affettive, tra razionalità e intuizione, empatia e distacco.

convegno3Formazione, dunque, è relazione che si nutre degli aspetti emotivi che accompagnano e decidono la sua qualità e sono l’humus nel quale i saperi possono germogliare o deperire. La comunicazione - tanto più quella dell’insegnante con il suo allievo - non è un semplice parlare, ma è un gioco di toni, di gesti, di sguardi. Di suoni e di pause. Di metamessaggi.

Se il benessere dello studente dipende dalla qualità della relazione con gli insegnanti, se questi ultimi sono frustrati, è difficile volare alto. Qui entra in gioco la connessione tra neuroscienze ed elaborazione sindacale.

Nel pomeriggio sono stati affrontati aspetti apparentemente meno teorici e più “politici”, che attengono alla responsabilità di chi lavora nei contesti formativi e informativi, visto che l’educazione e la formazione si fanno certo a scuola, nell’università, ma anche nei luoghi della politica e dell’impegno civile (il sindacato è uno di questi) e nell’informazione. Tutti luoghi dove la comunicazione e la parola hanno potere e quindi responsabilità.

Hanno partecipato a questo Dialogo a più voci, il potere della parola - condotto da Gennaro Lopez, Presidente dell’Associazione Proteo Fare Sapere - Luigi Vicinanza, direttore de L’Espresso (La parola che informa); 
Paola Parlato, docente (La parola che insegna); Maurizio Lembo, segretario nazionale della FLC CGIL (La parola che rappresenta).convegno4

L’intervento finale è stato affidato a Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC CGIL che ha ricordato che il sapere, al di là di quello che appare, è purtroppo piegato al pensiero dominante. Anche la legge 107/2015 esprime questa logica non solo nel linguaggio aziendalistico che utilizza, ma anche laddove parla dell’alternanza scuola/lavoro. Si vorrebbe che fosse la conoscenza (ridotta a saperi utilitaristici-funzionali) ad adeguarsi al mondo del lavoro, quando invece dovrebbe avvenire il contrario.

Tutto questo ha le sue conseguenze: i ragazzi divengono figli della sopraffazione e della paura e i mezzi di comunicazione (anche la grande stampa) tendono alla “conferma” di questi falsi valori.

La scuola ha bisogno di una riforma vera e non quella della legge 107. La scuola dev’essere aperta e far aprire al mondo, una scuola di libertà.

Il Convegno è stata un’esperienza che ha scaldato i cuori e le menti delle persone presenti e, come è stato chiesto da più parti, da proseguire e approfondire.