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La scienza non è una cosa per donne. La strada per una reale parità è lungi dal realizzarsi

Condividiamo e pubblichiamo il comunicato che segue, nato dal coordinamento donne FLC CGIL Toscana. Le loro parole sono le parole di tutte le donne della FLC CGIL.

25/08/2014
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Firenze, 22 agosto 2014 - “Scorrendo il sito del MIUR, ci si può imbattere nella pubblicazione, avvenuta in queste settimane, della Commissione Nazionale per il concorso di ammissione alle Scuole di Specializzazione di Area Medica. Quest’anno il MIUR ha radicalmente cambiato la modalità di svolgimento del concorso: per la prima volta si realizza una tornata nazionale sulla falsariga delle prove di ammissione al Corso di laurea in Medicina.

Ottima cosa! Ciò che però lascia perplessi è che i 16 componenti della Commissione sono tutti uomini, tutti prof. Ordinari”, rilevano il Coordinamento Donne FLC CGIL Toscana e il Coordinamento Donne CGIL Toscana. Che aggiungono: “Viene spontaneo chiedersi: ma è possibile che non ci sia una sola donna medico, professoressa ordinaria nelle università italiane, con la competenza scientifica necessaria per far parte di questa Commissione? O forse è stata solo una svista?”, si domanda Luisa Nese (coordinamento Donne FLC CGIL Toscana), commentando: “Nel nostro Paese, nonostante le leggi sulle pari opportunità, sulle quote rosa, e i proclami sulla parità di genere, si tengono lontane le donne dalle posizioni apicali in molti ambiti professionali, sia del settore pubblico che privato. Il tetto di cristallo ancora non si è infranto. E chi continua a parlare di una società imperniata su schemi più idonei agli uomini e al ruolo sociale ed economico ad essi assegnato, viene spesso tacciata, come se ciò fosse un offesa o un qualcosa di cui vergognarsi, di essere ancora femminista. E’ noto che l’Italia ha un tasso di scolarizzazione femminile molto alto, così come è risaputo, ce lo mostrano le statistiche, che le ragazze hanno un maggior successo negli studi. Le donne si laureano più degli uomini, fanno percorsi di studio brillanti primeggiando in termini di giudizi e voti. Nonostante ciò stentano a raggiungere posizioni professionali apicali. Non sfugge a questa “regola” neanche il mondo accademico. Quante donne, fra i docenti, riescono nella loro carriera a raggiungere l’ordinariato? Quante rivestono la carica di Rettore? Quante dirigono un Dipartimento universitario? E quante nei settori scientifici quali: Medicina, Ingegneria, Informatica etc… ? Quante donne ricoprono ruoli primariali? Quante donne svolgono la professione di chirurghe? Eppure a capo del dicastero dell’Università siede una donna! Eppure il governo presieduto dal premier Renzi ha fatto bandiera della parità assoluta di Ministeri assegnati a uomini e donne!”. Conclude Nese: “E' evidente che la strada per una reale parità, o meglio per una non discriminazione aprioristica in campo professionale è ben lungi dal realizzarsi in molti, troppi settori soprattutto in quelli scientifici e medici. Ahinoi, ancora oggi la scienza non è una cosa per donne”.