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La morte, l’assassinio, di Giulio Regeni

In Egitto per fare ricerca e partecipare alla vita politica locale, il dottorando italiano è stato barbaramente torturato e ucciso.

11/02/2016
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Il 7 febbraio 2016 al Cairo in una buca nella periferia della città è stato ritrovato il cadavere di un uomo. Si trattava di Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge di 28 anni scomparso da qualche giorno. Il corpo portava segni di tortura e ancora oggi l'intera vicenda presenta lati oscuri.

Regeni era un brillante ricercatore sociale, marxista, si trovava al Cairo per studio e da lì collaborava con il Manifesto, documentando la difficile realtà locale; tanto difficile che alcune volte i suoi articoli addirittura erano firmati con uno pseudonimo. Dopo il quinto anniversario dei fatti di piazza Tahrir, durante il quale la polizia egiziana aveva compiuto alcuni arresti sommari, Giulio era scomparso. Compagni e amici avevano immediatamente cercato di trovarlo e anche sui social era partita una vera e propria campagna per reperire informazioni utili.
Negli stessi giorni, proprio al Cairo, in un vertice economico l’Egitto di Al Sisi e l’Italia di Renzi chiudevano importanti accordi commerciali, con considerevoli commesse per le grandi aziende nazionali.

Il sospetto tuttora mai smentito è che Giulio Regeni sia stato arrestato dalla polizia egiziana o da un altro qualsiasi corpo di stato, torturato e poi fatto sparire.

Certamente la lotta per la democrazia in Egitto, in particolare dopo il colpo di stato del 2013, ha ancora molti passi da compiere e sarebbe auspicabile che dei paesi occidentali si apprendesse il rispetto dei diritti individuali e collettivi e non le deviazioni dei servizi segreti o l'utilizzo spregiudicato della violenza.

Il suo ultimo articolo, anch'esso destinato a essere firmato con un pseudonimo, è stato pubblicato dal Manifesto con la sua firma. Trattava delle difficoltà dei sindacati e di una grande assemblea dove centinaia di militanti provenienti da tutto il paese e da tutte le categorie, compresa la scuola, decidevano di opporsi al governo e ai sindacati 'governativi'. Giulio, poi, continuava descrivendo la restrizione dei diritti dei lavoratori e lo sforzo di questi per organizzarsi e coordinarsi.

Secondo Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC CGIL, “i nostri giovani sanno studiare, lavorare duramente e combattere contro le ingiustizie in ogni parte del mondo. Anche per questo, per il suo sguardo, per il suo coraggio, per la sua determinazione, per il suo valore, non possiamo che considerare Giulio Regeni uno di noi. Allo stato italiano però non chiediamo solo di cercare e ottenere giustizia, ma anche che sia data la possibilità materiale a ogni ricercatore, a ogni docente, a ogni studente di potere insegnare, fare ricerca e studiare in completa sicurezza, in Italia e all'estero perché proprio loro sono il seme e il fulcro di ogni miglioramento della nostra società”.

Una lettera aperta di protesta partita dall’Università di Cambridge è stata pubblicata dal Guardian e firmata da migliaia di docenti per ottenere verità e giustizia sulla morte di Giulio Regeni e degli altri scomparsi in Egitto in circostanze analoghe. Oggi non ci resta che stringerci alla famiglia di Giulio e di sforzarci ogni giorno di più perché i sogni di un giovane ricercatore diventino realtà.