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La CGIL aderisce a "One billion rising revolution" il 14 febbraio

Scendiamo in piazza insieme alle donne di ogni parte del mondo, per dire no ancora una volta alla violenza e sì ad una piena cittadinanza.

12/02/2016
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da www.cgil.it

La CGIL come ogni anno aderisce al "One billion rising revolution", l’happening mondiale del 14 febbraio, contro la violenza di genere, lanciato nel 2013 dalla scrittrice e regista Eve Ensler, come "un movimento globale, una rivoluzione che comincia dal corpo".

Una rivoluzione che parte anche dalla rivendicazione dello spazio pubblico, perché sia chiaro a tutti che la democrazia e la civiltà passano per la libertà delle donne. Libertà, troppo spesso terreno di speculazione politica o razzista.

In Italia quest’anno l’attenzione si concentrerà su chi vive una condizione di paura ed emarginazione come le donne migranti, che costrette ad abbandonare il loro paese per sfuggire a guerre e condizioni di vita inaccettabili, subiscono violenza fisica e psicologica durante i loro lunghi e dolorosi spostamenti.

La violenza è un dato di fatto, a ogni latitudine, è una profonda ferita sociale, che continua ad essere sottovalutata nella percezione ancora troppo diffusa che riguardi solo chi la fa e chi la riceve. Invece riguarda tutti.

La paghiamo anche tutti: in Italia costa 17 miliardi, secondo l’unica ricerca fatta nel nostro Paese che ha fatto una stima tra costi diretti (salute, farmaci, giustizia, legali, ecc.), e  indiretti (legati alla mancata produttività). E riguarda un numero impressionante di donne, di ogni età e classe sociale: sono circa 7 milioni, secondo l’ultima indagine Istat, le donne che hanno subito nel corso della vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, a casa, in strada, nei luoghi di lavoro.

I femminicidi, seppure così spaventosamente frequenti - uno ogni tre giorni - sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che nonostante sia così esteso non viene arginato. Si tratta di crimini contro l’umanità che esigono risposte dalla politica, con azioni coordinate e non con strategie parziali e disomogenee, come è avvenuto per l’erogazione dei fondi (previsti dalla L. 119/2013) a favore di centri antiviolenza e case rifugio. Molti dei quali strangolati dalle difficoltà economiche stanno chiudendo.

Complessivamente assistiamo ad una politica di disinvestimento, in termini di risorse finanziarie e umane attivate per prevenire la violenza e tutelare la vita delle donne, alle prese con diverse forme di discriminazioni durante la loro vita.

Il "One billion rising" è un invito ad agire e a reagire, il 14 febbraio scendiamo in piazza insieme alle donne di ogni parte del mondo, per dire no ancora una volta alla violenza e si ad una piena cittadinanza.