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Immigrazione: Cgil, ricordare vittime ma intervenire per fermare strage

Il ricordo non basta: per fermare la strage occorre una politica europea comune che intervenga sia con il salvataggio che con l’accoglienza.

03/10/2017
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da Cgil.it

Roma, 3 ottobre – “Oggi ricordiamo le oltre 360 persone morte nel naufragio di Lampedusa di quattro anni fa e tutti i migranti, uomini, donne, bambini, che hanno perso la vita in mare nel tentativo di conquistare un futuro migliore. Ma il ricordo non basta, lo diciamo da tempo: per fermare la strage occorre una politica europea comune che intervenga sia con il salvataggio che con l’accoglienza”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione.

“L’Europa fortezza, dei muri e del filo spinato, degli accordi di esternalizzazione dei migranti con i paesi dell’Africa Subsahariana, – prosegue Massafra – l’Europa che a parole esprime solidarietà a paesi come Italia e Grecia, ma che non riesce a stilare nuove regole e un piano di intervento comune, non rende giustizia ai valori su cui è stata fondata”.

Per questo la Cgil chiede di cambiare strada. “Si stralcino gli accordi con Paesi terzi che non garantiscono il rispetto dei diritti, e che per fermare i flussi finiscono con il favorire organizzazioni criminali. Si riattivino le operazioni di ricerca e salvataggio e si smetta di ostacolare e denigrare il lavoro delle ONG, fondamentale per questo scopo. Si aprano corridoi umanitari che permettano l’ingresso legale e sicuro nel nostro Paese e in Europa e si utilizzino i fondi della cooperazione per una vera cooperazione, e non per militarizzare le frontiere”.

Massafra conclude affermando che “ricordo e cordoglio non possono ridursi alla pura retorica chiamata in causa in giornate come quella di oggi. In mare si continua a morire, è bene tenerlo a mente mentre il dibattito sull’immigrazione e sui diritti dei migranti, come è avvenuto in occasione dell’iter parlamentare della legge sullo ius soli, si trasforma sempre più in una discussione spinta alla deriva da populismo e vene securitarie che alimentano paura e rifiuto”.