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Alternanza scuola lavoro: le vie del Signore sono (in)finite

Sottoscritto un protocollo di intesa tra USR e Conferenza Episcopale del Piemonte. Altri USR pronti a seguire l’esempio. Metodo e merito del protocollo inaccettabili e forieri di conflittualità su temi delicatissimi.

13/06/2016
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Una delle punte di diamante della Legge 107/15 in tema di Alternanza Scuola Lavoro è indubbiamente l’istituzione presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura del registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro (comma 41). La legge prevede che le scuole stipulino apposite convenzioni per l’attivazione dei percorsi in alternanza con le imprese e gli enti pubblici e privati inseriti in tale registro (comma 40). Tale era l’importanza attribuita a questo aspetto che il registro è stato istituito formalmente ancor prima dell’approvazione della Legge 107/15 (Decreto Direttoriale del 22 giugno 2015). Sappiamo come sono andate le cose: il registro ancora oggi non è di fatto operativo. Questa situazione avrebbe consigliato per lo meno prudenza nell’avvio dei percorsi in alternanza così come regolati dalla Legge 107/15. Invece della prudenza il MIUR, a partire dalla Guida operativa dell’8 ottobre 2015, si è orientato verso la tradizionale strada della sottoscrizione di una miriade di convenzioni con soggetti imprenditoriali e non, sostitutiva del registro. Si tratta dell’ennesima testimonianza di un’applicazione a corrente alternata delle norme della legge 107/15, a seconda delle convenienze politiche e pubblicitarie. Tanto sono rilevanti queste convenzioni, che il governo ha attribuito valore fondativo della “nuova era” dell’alternanza, oltre che agli specifici commi della legge 107/15, al protocollo di intesa con Confindustria sottoscritto il 27 novembre 2015 a Verona in occasione del Job Orienta (cfr. Appendice al Programma Nazionale di Riforma).

Non sono stati da meno gli Uffici Scolastici Regionali che, sia su sollecitazione dal MIUR che autonomamente, hanno sottoscritto anch’essi numerosi protocolli di intesa.

Inopinatamente la strada intrapresa sta conducendo verso percorsi che intersecano temi delicatissimi, quali le convinzioni religiose degli studenti, delle famiglie e degli operatori scolastici.

L’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte lo scorso 9 maggio ha sottoscritto uno specifico protocollo d’intesa con la Conferenza Episcopale del Piemonte per la realizzazione di attività di Alternanza Scuola Lavoro. Si tratta di un accordo della durata di tre anni e di carattere complessivo.

La durata triennale, peraltro analoga ad altre convenzioni, rende evidente come i tempi di una concreta operatività del registro nazionale delle imprese non saranno affatto brevi.

Assai delicata è la questione del perimetro del protocollo che di fatto interessa tutte le articolazioni della Chiesa Cattolica piemontese: Enti ecclesiastici, Istituzioni culturali, Associazioni di volontariato e Movimenti cattolici appartenenti alle Diocesi del Piemonte. In questo contesto è evidente come l’adesione di una istituzione scolastica alle iniziative promosse all’interno del protocollo non potrà che connotarsi come una scelta anche di carattere religioso. Emblematiche le parole del responsabile dell’USR Piemonte che, in occasione del protocollo d’intesa con la diocesi di Novara del 3 marzo 2016, parla espressamente di “corresponsabilità tra Chiesa e Stato nel prendersi cura dei ragazzi”.

Poiché compito dello Stato è di garantire nella scuola l’assoluto rispetto di tutte le convinzioni religiose, chiediamo al MIUR di sospendere questa iniziativa e quelle già in cantiere in altre Regioni. Le scuole in autonomia, attraverso percorsi condivisi con tutta la comunità scolastica, sono perfettamente in grado di attivare convenzioni con associazioni e istituzioni del mondo cattolico, senza intaccare i principi di laicità dello Stato e di rispetto di tutte le confessioni e convinzioni religiose. Inoltre, deve essere scongiurato in tutti i modi il rischio che l’alternanza, attraverso protocolli anche con altre comunità religiose, diventi strumento di divisione e separazione dei ragazzi del nostro Paese.

Un ultima considerazione di merito: il testo del Protocollo in nessun punto fa riferimento all’alternanza quale strumento di realizzazione del profilo educativo e culturale dello studente previsto dagli ordinamenti della secondaria di II grado. È chiaro il tentativo di snaturare il valore dell’alternanza quale metodologia didattica per la realizzazione dei percorsi della scuola secondaria di II grado e di rendere sempre più remota la connessione dei percorsi in alternanza con il curricolo.  Tale deriva è ulteriormente aggravata dall’individuazione di un monte ore minimo dei percorsi, previsto dal comma 37 della legge 107/15, che sta comportando, spesso, scelte di puro adempimento formale alle norme. 

Infine, nelle premesse viene citato il "Documento Italia 2020" degli ex Ministri Gelmini, Sacconi, Meloni. Tale documento rappresenta uno degli attacchi più pesanti alla scuola secondaria di II grado, considerata incapace senza appello di affrontare la formazione dei nostri giovani, mai scritto in un documento governativo. Se questi sono i riferimenti programmatici e culturali dell’alternanza prevista dalla Legge 107/15, la richiesta di referendum su questo tema appare oltremodo rafforzata.