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Spagna: la via di mezzo di Zapatero sulla religione

Una salomonica decisione del governo spagnolo introduce cambiamenti minori del previsto sul tema scottante della religione insegnata a scuola.

08/11/2006
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Come si sa anche in Spagna come da noi l’insegnamento della religione è sempre stato oggetto di problemi e polemiche. Alcuni mesi fa l’episcopato iberico aveva organizzato una grande manifestazione a Madrid accusando Zapatero di voler mettere fuori dell’orario l’insegnamento di religione cattolica. Cosa per altro impossibile visto il concordato spagnolo con la Santa Sede.

Vero è che neppure la soluzione del vecchio governo del Pp era molto rispettosa delle opinioni della gente: si poteva scegliere tra l’insegnamento delle religione e storia delle religioni, in altre parole tra un insegnamento confessionale e uno aconfessionale.

Logico che i socialisti arrivati al governo tentassero di sciogliere questa scelta solo tra chi dovesse insegnare praticamente gli stessi argomenti: se un religioso o se un laico.

Ma alla fine la loro soluzione non si discosterà molto dalla precedente. Restano infatti i due insegnamenti, confessionale (non solo cattolico, vi sono stati nel frattempo accordi anche con altre religioni) e aconfessionale e questi avranno valore anche ai fini di promozioni e bocciature (ma non faranno media per concorsi o borse di studio), ma ci sarà anche un terza possibilità: quella per gli alunni di non fare nulla di tutto ciò, nel qual caso dovranno ricevere una “adeguata attenzione educativa” (qualcosa di simile al nostro studio individuale).

La salomonica decisione del ministero dell’educazione ha creato molti scontenti. il sindacato Stes, la confederazione laica dei genitori Ceapa e Izquierda Unida parlano di continuità con la soluzione precedente e invocano la soluzione adottata autonomamente in Catalogna dove religione è materia opzionale al pari di informatica o di una seconda lingua straniera.

I vescovi e la confederazione cattolica dei genitori Concapa invece plaudono alla scelta.

Nella realtà la situazione è la seguente: nelle scuole private, prevalentemente cattoliche, che coprono un 25% dell’utenza, ci sarà solo l’insegnamento confessionale della religione, in quelle pubbliche si profilaun 50% di alunni che sceglieranno la terza via, con non pochi grattacapi per organizzare le diverse possibilità. E la cosa si complica ancora di più nelle province del sud dove oltre ai cattolici c’è una forte presenza di alunni mussulmani con relativa richiesta (in linea con gli accordi sottoscritti) di un insegnamento confessionale proprio.

Roma, 8 novembre 2006

Tag: spagna