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Regno Unito: continua l’agitazione studentesca

Non solo Francia e Italia: ora anche la Gran Bretagna sembra contagiata dalla febbre delle agitazioni studentesche.

26/11/2010
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Mentre l’Italia è attraversata da una serie di mobilitazioni studentesche a composizione variabile (universitari, studenti medi, ricercatori, precari)  e la Francia ci ha appena testimoniato una delle più forti partecipazioni studentesche della sua storia alle mobilitazioni generali sul tema delle pensioni, anche la Gran Bretagna, quasi sempre in dissonanza rispetto ai fenomeni continentali, stavolta sembra voler entrare anche essa “nel gioco” con un ruolo di primo piano.

Tre giorni fa circa 130.000 studenti sono scesi in piazza contro l’appesantimento delle tasse scolastiche. E’ la seconda volta nel giro di due settimane, e per la seconda volta si sono registrati scontri con la polizia che stavolta ha usato persino reparti a cavallo.

Il 10 novembre fa gli studenti londinesi erano riusciti a sfondare i cordoni di polizia nel tentativo di prendere d’assalto la sede del partito conservatore al governo. Tre giorni fa i 5.000 manifestanti di Londra sono stati imbottigliati a Whitehall da imponenti schieramenti di polizia e tenuti quasi in ostaggio per ore. 15 giorni fa la polizia era sguarnita di fronte all’imponenza della folla dei manifestanti, stavolta le precauzioni sono state la di sopra del necessario. Nondimeno gli scontri sono esplosi verso le sei di sera quando “l’imbottigliamento” poliziesco si è allentato  e  poi ancora nella notte a Trafalgar Square dove la polizia a cavallo è intervenuta contro un assembramento di un migliaio di studenti. Altri incidenti sono avvenuti a Cambridge dove era stata presa d’assalto l’università.

Le manifestazioni di tre giorni fa sono state caratterizzate da una maggior presenza di studenti medi e si sono svolte in varie parti del paese: 3.000 hanno manifestato a Brighton e a Manchester ( dovi ci sono stati anche arresti), 2.000 a Sheffield, 1.000 a Leeds . In molti casi sono state presidiate le università.

Secondo il sindacato del pubblico impiego Unite  (la più forte organizzazione di categoria) la rabbia che sta montando è pari a quella dei tempi della battaglia contro la poll tax, la famigerata imposta locale sulla persona fisica.

Soprattutto delusi sembrano essere gli elettori del partito liberale. Questo partito aveva fatto della battaglia contro le tasse la bandiera della sua campagna elettorale, ma una volta andato al governo in coalizione con i conservatori, ha proclamato la necessità di giungere ad un compromesso sull’argomento.