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Portogallo: le 24 ore di Profumo e quelle dei portoghesi

La crisi aumenta i rischi di incursione sull’orario di lavoro. Italia e Portogallo: analogie e diversità.

13/11/2012
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Le incursioni sull’orario di insegnamento non sono una eccezione italiana. Qualche sentore lo avevamo già avuto in passato: nella secondaria tedesca per esempio c’era stato un aumento di un’ora negli scorsi anni, che aveva dato luogo a proteste, anche illegali (per i docenti di ruolo, considerati funzionari pubblici, in Germania lo sciopero è vietato!). Ma allo stesso tempo vi erano state anche riduzioni significative: per esempio nella scuola media e nel liceo professionale francese da 20 a 18 ore (tante quante erano già nei licei generali e tecnologici) ed in generale nella scuola primaria (circa 10 anni fa la media nell’Europa  a 15 era di 23 ore e mezza, oggi è di 22 ore!).

Ma la crisi ha evidentemente accentuato la fame di lavoro gratuito. Ecco che cosa abbiamo scoperto  durante gli incontri di Firenze 10+10, così come ce la ha raccontata Henrique Borges, dirigente della Fenprof, il forte sindacato portoghese degli insegnanti, e insegnante di filosofia presso i liceo artistico di Porto.

In Portogallo l’orario degli insegnanti della secondaria era di 22 ore settimanali. Ma si trattava di 22 ore di 50 minuti. Quindi realmente l’orario “statutario” (in Portogallo vige un regime di stato giuridico e non di contrattazione) era di 18 ore e mezza alla settimana. Il Governo ha portato l’orario a 22 ore piene e poi ha stabilito che le ore “lectivas”, cioè gli spazi di lezione, fossero di 45 minuti. In questo modo l’orario degli insegnanti  è stato aumentato gratis di tre ore e mezza e gli insegnanti sono stati oberati di sette spazi in più di lezione (29 in tutto) che possono corrispondere a seconda delle discipline a una, due o anche tre classi in più.

Premesso che le tre ore e mezza sono pur sempre meno delle 6 che volevano propinarci in Italia e che ora fortunatamente sembrano “cadute”, va da sé che il metodo e gli effetti non sono molto diversi. Questo naturalmente non per dire che mal comune è mezzo gaudio, ma per renderci conto che il fenomeno dell’attacco alle condizioni di lavoro dei lavoratori della scuola è continentale e richiede una risposta continentale, come quella del 14 novembre, che non a caso sia in Italia che in Portogallo si caratterizzerà nella forma dello sciopero generale.