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Politica dell’Occupazione: proteggere i lavoratori dal dumping

Il Parlamento chiede di garantire la piena applicazione della direttiva sul distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi, soprattutto per proteggere i lavoratori dal dumping sociale. La Commissione dovrebbe fornire orientamenti più precisi sulle verifiche e lo Stato membro ospitante dovrebbe poter richiedere al prestatore di servizi una dichiarazione preventiva per verificare il rispetto delle condizioni occupazionali. Va anche migliorato lo scambio di informazioni.

11/09/2007
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A seguito di un'interrogazione dibattuta in Aula, il Parlamento ha adottato una risoluzione con la quale esprime la convinzione che la piena applicazione della direttiva 96/71/CE sul distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi «sia della massima importanza per conseguire un giusto equilibrio fra la libertà di prestazione di servizi e la protezione dei lavoratori, in particolare contro il dumping sociale».
Persuaso che Commissione, nei suoi orientamenti e nell'interpretazione giuridica, vada oltre quanto stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, il Parlamento la invita a tenere pienamente conto, nel momento di adottare misure sul distacco dei lavoratori, della grande varietà di modelli sociali nell'Unione europea. Dovrebbe inoltre tener conto del fatto che taluni Stati membri richiedono la presenza di un rappresentante giuridico, munito di mandato e avente capacità giuridica, nel paese ospitante per verificare la corretta applicazione della direttiva. In proposito, il Parlamento ritiene che potrebbe trattarsi di qualsiasi persona munita di un mandato dell'impresa (compreso un lavoratore).
Reputando poi che la cooperazione e lo scambio di informazioni fra Stati membri siano sinora stati insufficienti e che la soluzione di tale problema sia un requisito preliminare per applicare con efficacia la direttiva, il Parlamento ritiene che la Commissione dovrebbe essere più precisa quando fornisce agli Stati membri orientamenti su misure di verifica accettabili nell'ambito della direttiva, nell'intento di proteggere i lavoratori distaccati. Le verifiche e i controlli effettuati in base alla direttiva da taluni Stati membri ospitanti, in particolare l'obbligo di conservare taluni documenti nel paese ospitante, dovrebbero inoltre essere considerati come un importante strumento per garantire la protezione dei diritti dei lavoratori distaccati. Queste misure, tuttavia dovrebbero essere strettamente proporzionali e «non intralciare indirettamente l'esercizio del diritto alla libera circolazione».
La Commissione è inoltre invitata a trovare la «corretta combinazione» di orientamenti destinati alle imprese e agli Stati membri, «affinché capiscano meglio ciò che è consentito in base alla direttiva e alla giurisprudenza in materia». Dovrebbe poi sostenere attivamente la cooperazione fra organismi di controllo negli Stati membri, creando una piattaforma europea permanente per la cooperazione transfrontaliera. A tale riguardo, il Parlamento si compiace dell'intenzione della Commissione di creare un gruppo di alto livello per sostenere e assistere gli Stati membri a individuare e a scambiare buone pratiche, nonché per sostenere la partecipazione ufficiale e regolare delle parti sociali.
I deputati reputano opportuno che, negli Stati membri in cui la direttiva viene attuata mediante contratti collettivi, le parti sociali abbiano accesso diretto alle informazioni sulle imprese che distaccano lavoratori, in modo da poter esercitare quel controllo che, in altri Stati membri, spetta alle autorità che dispongono di tale accesso alle informazioni relative alle imprese. Condividono, infine, la conclusione della Commissione secondo cui lo Stato membro ospitante deve poter richiedere al prestatore di servizi una dichiarazione preventiva che gli consenta di verificare il rispetto delle condizioni occupazionali.