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La scuola del Quebec tra autonomia e privatizzazione.

Canada, ottobre 2000

15/10/2000
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OTTOBRE

La scuola del Quebec tra autonomia e privatizzazione. Scontro tra la Centrale degli Insegnanti del Quebec (Ceq-Csq) e il Ministro dell’Educazione di Montreal. Oggetto della vertenza la mancanza di mezzi con cui il governo vorrebbe attuare la riforma. " Dalla messa in opera di questa riforma – dice Monique Richard, presidente del sindacato canadese, intervistata sul mensile del sindacato francese Snes – si sono avuti problemi gravi a livello dei mezzi per rispondere agli obiettivi di questa riforma: mezzi in termini di formazione degli insegnanti, mezzi in termini di materiale didattico, mezzi in termini di lavoro non finalizzato sulla questione dei programmi che dovrebbero essere rivisti ogni anno, cosa che implica a sua volta della formazione."
Il boicottaggio delle decisioni ministeriali ha ottenuto il rinvio della riforma dal 2000 al 2001, al fine di utilizzare l’anno scolastico in corso per mettere a posto alcune cose: adeguamento della formazione, disponibilità di materiale, avvio differenziato per scuole e per gradi di istruzione, attraverso la sperimentazione dal basso di progetti pilota.
"Ma quando si mettono in opera dei progetti pilota – continua la sindacalista - si danno i mezzi, le risorse, i soldi, nulla va risparmiato per provare che ciò che si propone è interessante". Ma le risorse per le tremila scuole del Quebec non sembrano essere sufficienti.
Il sindacato non è contrario per principio alle riforme. Dice Monique Richard: " Al di là delle questioni citate la riforma dovrebbe fare della scuola pubblica una scuola comune, accessibile, universale, gratuita, una scuola la cui proprietà è restituita al quartiere, una scuola rivolta alla comunità, cose con cui noi siamo d'accordo, nel quadro di un progetto pedagogico nazionale, con un progetto educativo che promuova i valori di solidarietà, di rispetto, tutti valori ai quali aderisco come organizzazione sindacale. La scuola rivolta alla sua comunità vuol dire che essa utilizza le risorse di altri settori come i trasporti, le comunicazioni, la sanità, in termini di appoggio al suo mandato. Dunque un’apertura al sociale è molto importante.
Ma noi non vogliamo che ciò serva a privatizzare, che serva a fornire servizi a fini altrui, dove le cose materiali pesino meno delle convenzioni finanziarie e dove non ci siano convenzioni di tipo collettivo. Da noi c’è un dibattito molto importante intorno a questo concetto di economia sociale che fa si che ancora gruppi comunitari possano costituirsi e lavorare in appoggio alla scuola. Ma noi non vogliamo che il Governo si sottragga alle sue responsabilità a favore di altre organizzazioni, cosa che ci farebbe perdere il senso stesso delle finalità di un Ministero dell’Educazione che ha l’obiettivo della redistribuzione della ricchezza pubblica e deve fare in modo che l’accesso alla scuola sia reale. La riforma implica egualmente dei cambiamenti importanti nell’approccio pedagogico. Quindi quando si parla di un approccio per programmi, che è un approccio integrato, c’è bisogno di formazione. La formazione è necessaria anche perché ci sono dei nuovi programmi. Io ho già vissuto un periodo in cui sono stati modificati i programmi e dove ciò è stato fatto sulle nostre spalle, con materiale su cui arrangiarsi leggendo ed analizzando per darsi un metodo. Io penso che gli insegnanti non vogliano rivivere questo. I nuovi e le nuove insegnanti, ce ne sono molti nel corpo professionale, vogliono avere un formazione adeguata."

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