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La Scienza sull'orlo del collasso in Spagna

La marea rossa per la scienza è scesa di nuovo in piazza per protestare contro i tagli in Ricerca e Sviluppo.

29/09/2014
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Il 26 settembre, in concomitanza con la Notte Europea dei Ricercatori, la Marea Roja per la Scienza, come si chiamano i collettivi degli scienziati, dei ricercatori e degli universitari che difendono il sistema spagnolo di ricerca e sviluppo (R&S), è tornata in piazza a Madrid per il terzo anno consecutivo, per protestare contro i tagli in questo settore, che continuano a svilire la scienza prodotta nello Stato spagnolo, mentre altrove vengono assegnati fondi per la ricerca militare.

La manifestazione è stata supportata anche da una ventina di altre organizzazioni, che vanno dalla Assemblea Generale della Scienza, alla Federazione dei Giovani Ricercatori-Precari, CCOO o UI, oltre a varie associazioni studentesche.

"La mancanza di finanziamenti pubblici, l'esilio forzato dei più giovani, i trasferimenti di bilancio verso la scienza applicata, la commercializzazione del progresso scientifico e la precarietà del lavoro sono il quadro degli elementi della Marea Roja. La scienza nello Stato spagnolo non ha mai goduto di buona salute, ma rischia ora di scomparire."

I collettivi organizzatori della marcia hanno anche denunciato che si stanno abbandonando o  mantenendo solo in forma precaria alcune linee della ricerca di base e si sta producendo la "perdita di un capitale umano insostituibile.

In un manifesto pubblicato da oltre venti collettivi si sottolinea che:

+ È essenziale decidere, nel caso della Spagna, se il suo modello di sviluppo si basa sul turismo, o se questo è quello dei paesi davvero sviluppati, quelli che sono ricchi perché investono nella scienza (e non viceversa).

+ Negli ultimi cinque anni le risorse per la scienza in Spagna sono diminuiti del 36%. Ad aggravare ulteriormente questa situazione, i "sistemi di finanziamento richiedono sempre più un cofinanziamento, cosa che  non è possibile per la maggior parte dei centri o dei gruppi."

+ Le conseguenze dei tagli negli ultimi anni stanno mettendo la scienza sull'orlo del collasso, sia nelle università che nei centri di ricerca pubblici. Secondo uno studio dello Spazio europeo della Ricerca, la Spagna si colloca al 22 posto (su 28) in riferimento alla spesa pubblica per la ricerca. Il più grande ente pubblico di ricerca, il Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica (CSIC) ha perso 1.100 lavoratori in un solo anno, per lo più ricercatori giovani. E negli ultimi anni, la sua pianta organica ha già perso quattro mila posti di lavoro.

I ricercatori hanno proposto anche sei punti per migliorare la situazione della R&S in Spagna. In primo luogo, che si difenda e si riconosca la ricerca di base come pilastro della conoscenza, motore di progresso e ‘parte imprescindibile" per l'esistenza della ricerca applicata e, in ultima analisi, per lo sviluppo della cultura del paese. Chiedono il sostegno della ricerca a tutti i livelli (tecnico, amministrativo, di gestione e di ricerca) e incoraggiare il reclutamento. Sostengono che gli investimenti pubblici in R&S non venga inclusa per il calcolo del deficit. Sollecitano la nascita immediata dell' Agenzia Pubblica della Ricerca.

La manifestazione si è conclusa in Plaza de Neptuno, in segno di rifiuto del Bilancio dello Stato, che in questi giorni viene presentati al Parlamento.

Questa marcia di Madrid si unisce a altre mobilitazioni organizzate in Francia e in Italia e che si concluderanno il 17 ottobre. Quel giorno anche il collettivo Carta por la Ciencia ha in programma un’azione a Madrid.