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In Spagna il problema dell’educazione pubblica è il governo del Pp

Spagna, Settembre 2001

05/09/2001
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Settembre

In Spagna il problema dell’educazione pubblica è il governo del Pp" dice, tagliando corto, Jesus Ramon Copa, segretario della Federazione dell’insegnamento dell’Ugt, in una intervista a El Paìs, "L’educazione si stadualizzando: si sta lasciando che alcune scuole, quelle concertate ( le scuole private paritarie finanziate dallo stato, ndr) selezionino la loro utenza , mentre nelle scuole pubbliche si concentrano tutti i casi problematici." Secondo la Ugt la diseguaglianza nelle classi e la mancanza di armi per affrontarla, unita al fatto che si sta andando verso la privatizzazione dell’istruzione, sono i problemi più sentiti da parte degli insegnanti.
E’ soprattutto nella secondaria che si addensano i problemi. Per fare fronte a ciò la futura Legge di Qualità introdurrà due misure: la separazione degli alunni delle terze e delle quarte della secondaria inferiore obbligatoria in tre itinerari a seconda del rendimento scolastico e l’introduzione di un esame alla fine della secondaria superiore per gli alunni che continueranno gli studi. Ma la soluzione sembra peggiore del male. Favorevoli i genitori della Concapa, l’associazione cattolica forte soprattutto nelle scuole private, contrari l’associazione dei genitori laici Ceapa, i sindacati e i partiti d’opposizione. Questi propongono piuttosto l’organizzazione dentro le classi di gruppi di livello e lo strumento per attuare ciò dovrebbe essere il conferimento di una maggiore autonomia alle scuole.
L’applicazione di un esame finale al termine della secondaria superiore coronerà il curricolo di questa tappa educativa: se non si facesse la Spagna sarebbe l’unico paese dell’Ocse a non valutare i suoi alunni in tutta l’educazione preuniversitaria.
Le altre misure che sono previste dal governo riguardano la modifica del sistema di elezione dei capi di istituto, finora elettivi e che dovrebbero diventare di nomina dell’amministrazione, e la creazione di una rete nazionale dei centri di formazione professionale, decisione quest’ultima che però trova l’opposizione delle comunità regionali autonome basca e catalana e di quelle governate dai socialisti.

Le difficoltà della Eso. Quando quattro anni fa l’istituto per la valutazione di sistema della scuola spagnola Ince pubblicò la sua inchiesta sulla Eso (il quadriennio di secondaria inferiore obbligatorio) la cosa fece scalpore sia per le dimensioni del lavoro che per i risultati non molto lusinghieri che dava. Oggi i dati di una nuova inchiesta sono in corso di elaborazione e, nonostante non siano ancora stati pubblicati, sono da tempo noti alcuni elementi che continuano a mettere in luce le difficoltà di questo troncone scolastico. I rendimenti peggiori riguardano la matematica, ma anche in scienze, lettere e storia non si scherza. In linea di massima la maggioranza degli alunni se la cava con la lingua castigliana, ma le percentuali si abbassano di molto se si passa dalla comprensione orale (90%) alla comprensione scritta di testi informativi (56%) o all’espressione scritta (40%). In letteratura il crollo si ha su metrica e analisi. In scienze sociali e storia i dati stanno normalmente sopra il 60% ma superano di poco il 50% quando si tratta di relazionare i fatti al periodo storico. Lo stesso accade in scienze quando si passa dalle domande su igiene, salute, l’energia a quelle sulle scienze della terra (43%). Ma la vera bestia nera degli studenti medi spagnoli è la matematica: mediamente i risultati sufficienti sono il 40%. In geometria si scende al 33%, nella soluzione dei problemi al 34% e nelle misurazioni al 39%.

Mobilitazione ad Ottobre per la scuola pubblica. I firmatari della Piattaforma Statale per la scuola pubblica hanno annunciato una mobilitazione per il mese d’Ottobre se il Ministro dell’Educazione si ostinerà a voler introdurre modifiche alle leggi in vigore, in favore della scuola privata.
I firmatari della Piattaforma accusano il Ministro di muoversi su posizioni preconcette che non servono a risolvere i problemi dela scuola. Secondo Fernando Lezcano, segretario della federazione della scuola delle Comisiones Obreras, e portavoce della Piattaforma, è intenzione del ministro chiudere in un ghetto gli studenti più svantaggiati, invece di individuare i mezzi per aiutarli.
E di fronte ad un ministro che pubblicamente dichiara che la scuola privata è molto più efficace di quella pubblica, Lezcano ricorda al ministro di essere il ministro della scuola pubblica, dei cui risultati è responsabile, e che la scuola pubblica è maggioritaria e rispetta i valori costituzionali di accogliere tutti gli alunni, a differenza di quella privata.

Proposte per la valorizzazione dei Capi d’istituto. In Spagna i capi d’istituto sono eletti dal consejo escolar (l’equivalente del nostro consiglio d’istituto), ma solo il 50% delle scuole riesce ad adempiere a tale obbligo, per l’altra metà occorre la designazione del Ministero. Come ovviare la mancanza di aspiranti? In un convegno organizzato dal ministero dell’Educazione, cui hanno partecipato i capi d’istituto spagnoli, la richiesta è stata quella di conferire ai capi d’istituto maggior autonomia e potere decisionale, nonché di aumentare l’autonomia gestionale, finanziaria e nei rapporti con il ministero.
Il convegno ha, inoltre, suggerito che nella scelta si debbano coniugare la professionalità o i titoli accademici dei candidati con il coinvolgimento del collegio dei docenti e di altri settori della comunità educativa.
Un vincolo deve essere il fatto che il candidato sia un insegnante ed abbia avuto esperienze di coordinamento organizzativo o didattico. La formazione in servizio è, inoltre, uno strumento essenziale e deve essere rivolta soprattutto all’acquisizione di competenze nella direzione, nella gestione amministrativa e delle risorse umane.
Infine, per chi ha incontrato difficoltà nello svolgimento di tale funzione, la possibilità di essere utilizzato, alla fine del mandato, in altre funzioni al di fuori del centro.
Nota finale. Secondo un’inchiesta svolta dall’Istituto Nazionale della Qualità e della Valutazione, il 50% degli insegnanti ritiene che il capo d’istituto debba essere eletto dal collegio.

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