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Il12 settembre la riunione del Comitato della politica commerciale per discutere il testo del CETA

Pubblichiamo il testo della lettera con cui la FLC chiede la revisione dei punti critici e l'esclusione dell'Istruzione dalle materie soggette all'accordo.

12/09/2014
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Venerdì 12 settembre 2014 il Comitato della politica commerciale (TPC), composto da 28 esperti tecnici incaricati dai governi degli Stati membri dell'Unione europea, si riunirà per discutere il testo del CETA, il trattato economico tra Canada e UE. Questa sarà un'occasione cruciale per gli Stati membri per esprimere una forte preoccupazione, in quanto si prevede che il vertice UE-Canada a Ottawa il 25 settembre sarà probabilmente l'occasione formale per chiudere ufficialmente i negoziati. 

Di concerto con le altre organizzazioni sindacali europee, la FLC CGIL ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Matteo Renzi, al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca On. Stefania Giannini, al Ministro dell’Economia e delle Finanze On. Pier Carlo Padoan e al Ministro degli Affari Esteri On. Federica Mogherini, per chiedere la revisione dei punti critici, già evidenziati nella critica al trattato economico tra USA e Unione Europea (TTIP), e soprattutto per chiedere l'esclusione dell'Istruzione dalle materie soggette all'accordo.
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Roma, 12 settembre 2014
Prot. n. 279/2014 DP/CF-stm

Al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Matteo Renzi

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca On. Stefania Giannini

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze On. Pier Carlo Padoan

Al Ministro degli Affari Esteri On. Federica Mogherini

Oggetto: Esclusione dell’Istruzione dal CETA

Signor Presidente,
Signori Ministri,
Vi scrivo in quanto Segretario Generale dalla FLC CGIL, per esprimere la nostra viva preoccupazione per quanto riguarda la proposta di accordo globale economico e commerciale (CETA) in corso di negoziato tra l’UE e il Canada. La Commissione europea e il governo canadese intendono annunciare che i negoziati sono giunti al termine in occasione del prossimo vertice UE/Canada, che si terrà a Ottawa il 25 e 26 settembre 2014. Siamo molto preoccupati per gli impegni notevoli assunti dall’UE e dai suoi Stati membri per quanto riguarda i servizi educativi finanziati da fondi privati nel quadro del CETA e il fatto che questi impegni potrebbero costituire una grave minaccia per la politica dell’istruzione, le istituzioni educative, il corpo docente e gli studenti.

Se l’accordo dovesse applicarsi integralmente ai servizi pubblici come l’istruzione, le regole commerciali potranno limitare gravemente lo spazio politico pubblico e aumentare la pressione per la privatizzazione e la commercializzazione di questi servizi. Questo spiega perché, fino ad oggi, l’istruzione resta una delle zone meno coperte nei vari accordi commerciali dei quali l’UE è parte.

Le conseguenze della inclusione dell’istruzione nel CETA sarebbero gravi. Le norme che disciplinano l’accesso al mercato potrebbero restringere la capacità degli Stati membri dell’UE di regolamentare la qualità delle scuole e l’istituzione di scuole private e a scopo di lucro.

Qualsiasi azione intrapresa per promuovere elevati standard qualitativi per quanto riguarda le procedure di autorizzazione e accreditamento potrebbe potenzialmente essere interpretata come una “barriera commerciale mascherata” o come “più restrittiva del necessario nei confronti del commercio”.

Inoltre, l’accordo CETA comprende una proposta di includere un meccanismo per la risoluzione delle controversie tra gli investitori e gli Stati (ISDS). Questo meccanismo è estremamente problematico e il recente dibattito dimostra chiaramente la vasta opposizione che l’inclusione di questo meccanismo negli accordi commerciali tra l’UE e il Canada e gli Stati Uniti d’America ha suscitato tra i sindacati, la società civile, i cittadini e i rappresentanti dei governi. Il meccanismo ISDS implicherebbe che i fornitori privati di istruzione della UE e del Canada avrebbero il diritto di contestare legalmente dinanzi alle giurisdizioni internazionali qualsiasi azione intrapresa dalla controparte, qualora ritengano che essa interferisca con i loro profitti. Ciò potrebbe avere gravi implicazioni per ogni processo decisionale democratico nel settore dell’istruzione. Più in generale, l’ISDS stabilisce un sistema di tutela giurisdizionale che
è aperto solo per gli investitori stranieri e costituisce quindi una discriminazione nei confronti delle imprese nazionali. Di per sé, l’ISDS scavalca il sistema giudiziario nazionale. Esso rappresenta un reale e grave minaccia per il processo decisionale democratico e per il diritto dei governi alla regolamentazione. Il costo della difesa in cause relative a controversie tra investitori e stati probabilmente dissuaderebbe i governi a fissare obiettivi politici o a adottare misure normative che potrebbero avere effetto sugli investitori stranieri. Questi rischi devono essere considerati alla luce del fatto che questo meccanismo non è assolutamente necessario nei progetti di accordi commerciali con il Canada e gli Stati Uniti.

Inoltre, è estremamente preoccupante che la Commissione europea abbia l’intenzione di concludere il CETA includendo il meccanismo ISDS ancora prima di completare l’analisi delle risposte alla consultazione pubblica lanciata sull’inclusione di ISDS nel TTIP. Secondo la Commissione europea, non vi è alcuna relazione tra l’ISDS nel CETA e l’ISDS nel TTIP. Noi non siamo d’accordo con questa interpretazione e crediamo invece che ci sia un chiaro legame tra
gli ISDS in questi due progetti di accordo. Infatti, il documento sottoposto a consultazione pubblica è basato proprio sul testo del CETA sulle ISDS. La prospettiva di inclusione di una clausola ISDS nel CETA costituirebbe un precedente pericoloso per il TTIP.

Venerdì 12 settembre 2014, il comitato per la politica commerciale dell’UE si riunirà a Bruxelles per discutere il testo del CETA. Date le preoccupazioni gravi e legittime circa la ISDS e al fine di prendere in considerazione i risultati della consultazione pubblica sul ISDS, vi chiediamo di insistere sul fatto che la clausola ISDS debba essere rimossa dal CETA o almeno di chiedere che il CETA sia congelato fino a quando la questione della ISDS nel TTIP verrà risolta, per evitare di essere di fronte al fatto compiuto nel quadro del TTIP.

Allo stesso modo, riteniamo che gli Stati membri dovrebbero sollecitare l’esclusione generale dall’accordo dell’istruzione e degli altri servizi pubblici essenziali. È stato dimostrato che l’attuale formulazione, che è quello dell’accordo generale dell’OMC sugli scambi di servizi (GATS), che prevede l’esenzione per “i servizi prestati nell’esercizio di poteri governativi”, è poco chiaro e apre la strada a interpretazioni contrastanti. È necessaria pertanto un’esclusione ampia e permanente.

Le regole commerciali non devono mai limitare la capacità dei governi e delle autorità pubbliche deputate a fornire un’istruzione pubblica di qualità. Vi invitiamo a ribadirlo, escludendo tutti i servizi dell’istruzione dal CETA.

Chiediamo quindi il vostro sostegno attivo per preservare un’istruzione di qualità europea.

Certo della vostra considerazione, Vi ringrazio e Vi porgo i miei saluti.

Il Segretario Generale FLC CGIL
Domenico Pantaleo