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Europa, mali comuni ma nessun mezzo gaudio

Dall’Alter Summit di Atene emerge una realtà dell’istruzione in Europa di fronte alla crisi assai più comune di quanto le diversità politiche ed economiche lascino intendere.

25/06/2013
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La recente sessione sull’educazione all’interno dell’Alter Summit di Atene (7-8 giugno scorsi) ha dato modo di mettere a confronto la situazione dei diversi sistemi scolastici di fronte alla crisi. D’altra parte l’Alter Summit è nato proprio per questo: per cercare strategie e azioni comuni per affrontare problemi che nascono dalla comune situazione di crisi europea  e dall’austerità imposta ai diversi paesi senza chiudersi, come invece spesso succede, nella propria problematica nazionale, magari guardando a chi sta peggio per consolarsi piuttosto che per aiutarlo o per capire la radice comune dei problemi che lo affliggono. Una scelta quest’ultima su cui fa affidamento la speculazione che conta molto sulla divisione di un’Europa a due marce, con quella settentrionale in condizioni relativamente buone e quella meridionale e orientale più afflitta dai debiti e dai tagli. Ma come vedremo i problemi non sono poi così dissimili perché un qualche effetto diretto indiretto la crisi lo sta provocando un po’ ovunque a seconda dei vari “capitoli” in cui si articola.

Risorse
I tagli alle risorse sono un fenomeno comune anche in quei paesi che come la Germania avevano promesso di investire nell’istruzione: ancora non si è visto nulla. Lo stesso può dirsi della Francia dove il cambio Sarkozy-Hollande nel campo scolastico appare più nel segno della continuità e della gestione dell’esistente che in quello della riforma. Idem per la Romania dove l’avvicendamento destra-centrosinistra non da ancora frutti. Nei Paesi Bassi, relativamente ben messi economicamente, ma dove esiste anche una forte autonomia delle scuole (soprattutto finanziaria) sono queste ultime il volano dell’austerità: la paura genera parsimonia e quest’ultima porta con sé altre conseguenze (che vedremo tra poco). Naturalmente non fanno testo i paesi dell’Europa meridionale che sono quelli nelle condizioni peggiori: in Grecia la spesa pubblica è stata ridotta del 33% e un ulteriore 14% sarà tagliato entro il 2016, in Portogallo il budget per l’istruzione è sceso al 3,8% del PIL, in Spagna una legge che si chiama Legge Organica per il Miglioramento della Qualità dell’Istruzione (LOMCE) ha prodotto un taglio di 5 miliardi e mezzo di investimenti nell’istruzione.

Salari e stipendi
Se da noi il blocco di contatti e scatti e l’alto numero di personale precario inchiodato ai livelli iniziali “calmiera” il fronte stipendiale, altrove si è intervenuti direttamente, come in Grecia dove il taglio degli stipendi ormai raggiunge il 45% e in Spagna dove varia tra il 5 e 7,5%. Altrove il meccanismo viene attuato sulle voci accessorie o sul rallentamento delle progressioni di carriera con artifici procedurali (Francia) o non dando seguito alle sentenze dei tribunali (Romania).

Occupazione e precariato
Capofila su questo fronte è sostanzialmente l’Italia con i sui 140.000 posti tagliati tra il 2008 e il 2011, ma al seguito arrivano la Spagna con 100.000 posti tagliati, la Grecia che non paga di un 12% dell’organico già tagliato prospetta 10.000 dismissioni a settembre, il Portogallo che prospetta anch’esso a settembre un taglio di 10.000 posti, con altrettanti licenziamenti di personale precario. A Cipro si vuole chiudere la “scuola del pomeriggio”. Persino nei ricchi e benestanti Paesi Bassi  si è ridotta l’assunzione del personale destinato ai bisogni educativi speciali mentre, attraverso il solito meccanismo delle autonomie finanziarie delle scuole, la già citata “parsimonia” e la paura di “anni di magra” sta aumentando il numero dei contratti a tempo determinato, vale dire dei precari. Un fenomeno che si registra anche in Gran Bretagna.

Orari
Su questo fronte l’apripista è rappresentato dalla Germania che per tempo ( circa sei  o sette anni fa) ha aumentato l’orario della secondaria di 3 ore equivalenti  a 4 “ore di lezione” ( in Germania l’ora di lezione è di 45 minuti) portando così l’orario di lezione settimanale da 18 a 21 ore. Non a caso ci avevano provato anche da noi, ma senza portare a termine l’operazione. Lo hanno invece fatto in Portogallo portando le ore da 20 a 24 (erano originariamente 24 ore da 50 minuti poi portate a 60 e poi risuddivise in spazi da 50 minuti!) e in Grecia dove da settembre l’orario varierà da 2 a 5 ore in più. Anche paesi meno il crisi ne risentono: nei Paesi  Bassi è la solita “parsimonia” delle singole scuole a chiedere agli insegnanti (che lì per altro sono in numero insufficiente rispetto al fabbisogno) di allungare gli orari, in Francia invece è il calendario annuale ad essere sotto scacco: a orario annuo invariato  i giorni di lezione settimanale della scuola primaria dovrebbero  passare da  4 a 5, di conseguenza quelli annui da 144 a 180.

Pensioni
Un intervento abbastanza comune ha riguardato le pensioni, con relative conseguenze , come nel  caso italiano. In alcuni paesi, come la Francia, a causa dell’alto differenziale di percorrenza stipendiale,  o i Paesi Bassi, a causa della delega finanziaria alle autonomie scolastiche, il ritardo con cui i lavoratori della scuola vanno ora in pensione si riflette pesantemente sulla distribuzione del budget salariale dentro la categoria e sulle assunzioni. Altrove come in Spagna e Portogallo l’innalzamento dell’età pensionabile a 66 anni ha prodotto le “delusioni” che ben conosciamo.

Contro queste misure sono state intraprese anche molte azioni, di cui però, se si esclude la Grecia, poche volte i nostri media ci hanno dato notizia: in Francia lo sciopero della funzione pubblica del 31 gennaio, quello della scuola primaria del 12 febbraio, la manifestazione del 6 aprile, le manifestazioni olandesi del 2012 contro i tagli alle risorse, la manifestazione del 26 gennaio e l’agitazione di febbraio in Portogallo, gli scioperi del 13 settembre e del 26 novembre 2012 in Slovacchia, i tre scioperi generali della scuola spagnola negli ultimi due anni. Così come probabilmente negli altri paesi poco si sa della nostra lunga azione di resistenza alla lunga politica di attacco all’istruzione pubblica italiana. Il compito dell’Alter Summit è stato anche quello di ricostruire un’azione comune europea partendo dalla consapevolezza che di fronte alle politiche antipopolari di austerità, a volte tra loro persino più simili di quanto si pensi, si manifestano ovunque momenti di resistenza. Anche nel campo dell’istruzione.

Tag: atene, grecia