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Ancora sui test di lingua in applicazione dell'Accordo Quadro sul permesso per soggiornanti di lungo periodo

Dovrebbe essere imminente anche l’entrata in vigore dell’Accordo di Integrazione previsto dal DPR 179/2011. Ma la situazione complessiva è drammaticamente incerta. Urge un tavolo di confronto.

27/02/2012
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Con una nota del 20 febbraio, il MIUR  torna sui test di lingua previsti dal Decreto del 4 giugno 2010. Si tratta della prova da superare ai fini del conseguimento del permesso di soggiorno per  “soggiornanti” di lungo periodo.

La nota, oltre a dare un giudizio positivo su quanto finora realizzato, conferma sostanzialmente le procedure previste e attivate nonché gli strumenti già messi a punto (linee guida e relativo vademecum), insieme al numero minimo di richieste necessarie per l’attivazione di una sessione di test: 30 con deroga possibile nella misura comunque non inferiore a 20 iscritti. Confermati quindi anche i costi standard che, lo ribadiamo ancora una volta, la FLC ritiene sottostimati (si vedano al riguardo gli articoli correlati).

Nel testo, inoltre, c’è un riferimento, quanto mai opportuno, ai casi di dichiarato “analfabetismo funzionale” in presenza dei quali le commissioni  effettueranno prove integrative/suppletive predisposte all’uopo e coerenti con le indicazioni del Vademecum (trasmesso con nota 11255 del 28.12. 2010).

Nella nota troviamo anche una sottolineatura delle condizioni che determinano l’esonero dallo svolgimento dei test, tra le quali compare la frequenza di un corso presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti cui abbia fatto seguito il conseguimento di un titolo che attesta il raggiungimento del livello A2 per la conoscenza della lingua italiana.

La nota non manca di richiamare l’attenzione sull’Avviso regionale per progetti di formazione civico-linguistica  (Fondo Europeo per l’Integrazione -FEI-2011) che prevede quale requisito di ammissibilità  la partecipazione degli Uffici Scolastici Regionali e/o Ambiti Territoriali Provinciali e/o Centri Territoriali Permanenti e/o istituzioni scolastiche di istruzione primaria e secondaria ovvero del sistema di istruzione statale.
Peraltro nel testo si riconosce al sistema di istruzione degli adulti la capacità di sostenere le politiche di integrazione degli stranieri.  A questo proposito vogliamo fare alcune considerazioni. Colpisce che nella nota si continui a riferirsi ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti che come è noto non sono mai stati istituiti.

Il riconoscimento del grande lavoro svolto dai CTP in relazione ai test di lingua e alla formazione linguistica degli immigrati  fa indubbiamente piacere, ma esso lascia il tempo che trova se non si perverrà in tempi brevi all’istituzione di un’autonomia scolastica dedicata all’istruzione degli adulti, che fondi la garanzia di un qualificato e generalizzato insegnamento dell’italiano L2 in assetti organizzativi e didattici dedicati allo scopo, che àncori tale offerta formativa ad un quadro di risorse certe, sia in termini di organici che di risorse materiali.

Nel frattempo, a marzo dovrebbe entrare in vigore il DPR 179 del 2011, ovvero l’Accordo di integrazione in base al quale  l’ottenimento del permesso di soggiorno, da parte degli stranieri con più di 16 anni che abbiano fatto ingresso per la prima volta nel Paese, è subordinato al superamento di  test di lingua e di conoscenza della cultura civica e della  vita civile in Italia. Di nuovo è previsto un ruolo importante dei CTP, come è giusto che sia. Ma, a tutt’oggi, da un lato i CTP vivono (o, più precisamente, sopravvivono!) nella situazione di indefinitezza denunciata poco sopra, dall’altro mancano  i provvedimenti  attuativi del DPR 179.

Che cosa dobbiamo aspettarci?

Perdura su questi  terreni un inquietante silenzio dell’Amministrazione. Insomma, per quanto riguarda l’istruzione degli adulti e segnatamente la formazione linguistica e civica degli immigrati, il quadro si caratterizza per presentare da un lato incertezze, contraddizioni, scarsità di risorse e dall’altro un allargamento e una progressiva differenziazione del fabbisogno.

C’è bisogno di risposte all’altezza delle esigenze e tocca innanzitutto alla scuola dello stato assicurarle. E’ sempre più urgente l’apertura di un tavolo nazionale. La FLC è impegnata ad ottenerlo convinta della necessità di un confronto serrato e cogente con le organizzazioni sindacali finalizzato ad individuare soluzioni qualificate, percorribili, capaci di promuovere l’integrazione dei migranti, l’istruzione degli adulti, la conquista degli strumenti della cittadinanza attiva per tutti.