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“Alberto Manzi. L’attualità di un maestro”, sei puntate in onda dal 16 settembre su Rai Scuola e disponibili anche su RaiPlay

Rai Cultura e l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna insieme per riproporre l’esperienza didattica dell’uomo che fece della tv la sua cattedra e degli italiani i suoi allievi.

12/09/2019
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A cura dell’Ufficio stampa della Rai

Attraverso la tv e il suo Non è mai troppo tardi, dal 1960 al 1968 insegnò a leggere e a scrivere a chi era analfabeta. Ma fu anche l’autore di Orzowei, uno dei romanzi di letteratura italiana per ragazzi più tradotti al mondo. Un uomo garbato, inconfondibile come i suoi disegni alla lavagna. Il suo nome è Alberto Manzi, ma per tutti, semplicemente il maestro Manzi, una delle figure più autorevoli in ambito educativo.

Un personaggio al quale Rai Cultura e l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna dedicano un ciclo in sei puntate: “Alberto Manzi. L’attualità di un maestro”, in onda dal 16 settembre alle 19.30 su Rai Scuola e disponibili anche su RaiPlay. Obiettivo della serie, riproporre alle scuole italiane il suo approccio pedagogico e didattico.

A condurre il programma è la sua ideatrice scientifica, Alessandra Falconi, responsabile dell’attività del Centro Alberto Manzi, mentre l’artista e illustratore Alessandro Sanna costruisce il racconto visivo disegnando con tecnologie diversissime: disegna sul tablet, sulla lavagna luminosa e su quella a fogli mobili, come faceva lo stesso Manzi. Gli argomenti spaziano dalle nuvole alle ali di farfalla, dalla biodiversità alle uova, dalla geografia all’inter-cultura e ai docenti della scuola primaria vengono dati suggerimenti operativi e teorici, proposte di discussione in classe con i propri alunni, idee per la progettazione didattica. Ad arricchire il programma, le immagini di Alberto Manzi al lavoro con i bambini e con le bambine tratte dal repertorio delle Teche Rai.

Tutte le ricerche alla base della serie sono state sviluppate con quattro esperti, che intervengono nelle diverse puntate: Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista; Maria Arcà, ricercatrice del Cnr e collaboratrice del maestro Manzi; Marco Aime, antropologo culturale e docente universitario; Riccardo Morri, presidente dell’associazione italiana docenti di geografia.

Il Centro Alberto Manzi

Il Centro a lui intitolato è nato nel 2008 per volontà dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per raccogliere il materiale prodotto da Manzi e farlo diventare pietra angolare per progetti ed iniziative per gli studenti, gli insegnanti, per le associazioni di cittadini e cittadine. La figura del maestro è fondamentale nella società: l’esperienza di Manzi è testimonianza di come alfabetizzare sia emancipare, di come dietro ogni pagina di quaderno scritta con mano bambina ci sia la garanzia dei diritti e dei doveri, di un futuro e di un presente che include, che mette a frutto i talenti dei suoi cittadini. L’obiettivo del Centro Alberto Manzi è quello di far meglio conoscere una storia di vita capace di essere punto di riferimento coerente e alto negli ideali in un momento di crisi dei valori e di sfiducia come quello che stiamo vivendo. L’esempio di Manzi, come di altre biografie importanti, permette di nutrire valori necessari alla realizzazione di una società coesa e solidale, democratica e attenta ai bisogni delle persone.

Alberto Manzi – Note biografiche

Alberto Manzi nasce a Roma nel 1924. Dopo l’esperienza di guerra come sommergibilista, nel 1946 inizia l’attività scolastica presso il Carcere ‘Aristide Gabelli’ di Roma. Nel 1954 lascia la direzione dell’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero di Roma per fare l’insegnante elementare e portare avanti, “sul campo”, quelle ricerche che continuerà almeno fino al 1977, quando abbandona l’insegnamento.
Ha curato sussidiari, libri di letture, diari scolastici. Assai intensa l’attività di scrittore, con oltre 30 titoli tra racconti, romanzi, fiabe, traduzioni e testi di divulgazione scientifica tradotti in tutte le lingue che gli sono valsi riconoscimenti e premi internazionali.
Dal 1954 al ‘77 si è recato in Sud America ogni estate per tenere corsi di scolarizzazione agli indigeni e svolgere attività sociali. Progettò il Piano di Alfabetizzazione per l’Argentina usando la radio e quaderni di diverso colore. Negli anni Novanta fu tra i primi ad occuparsi dei nuovi cittadini che arrivavano in Italia da tutto il mondo: Insieme era il titolo di sessanta puntate per i migranti.
Non è mai troppo tardi è la più nota di una lunga serie di trasmissioni e collaborazioni con la televisione e la radio, tra il 1951 e il ‘96, che gli ha dato fama mondiale.
Nel 1993 ha fatto parte della Commissione per la legge quadro in difesa dei minori. Nel 1994 è stato eletto sindaco di Pitigliano (Grosseto), dove risiedeva. Qui si è spento il 4 dicembre 1997.